29/10/2015 €chos doc  
L'alba del nuovo impero






















07/03/2011


Mi è sempre piaciuta la geografia. Quando ero studente spesso mi facevo bello con compagni e professori, chiedendo loro di mettermi alla prova, interrogandomi sulle capitali del mondo.

In verità, forse ne conoscevo non più d'una cinquantina, però mi piaceva fare così!

Probabilmente il periodo storico mio preferito è il 1700, soprattutto perchè era il tempo della primissima globalizzazione: grandi viaggi via mare con velieri maestosi carichi di merci e d'individui pronti a conquistare il tanto spazio a disposizione che il mondo offriva, via terra e via mare...

Ergo dunque, che scaturisce da qui la mia passione per la geografia, tramutatosi poi in geopolitica, materia con la quale tenterò di affrontare un viaggio, nel tentativo di provare a capire dove si sta spostando l'asse strategico del pianeta.

A questo viaggio, che man mano scriverò su questo blog, ho dato il titolo "L'alba del nuovo impero", poichè credo che nei prossimi 10, 15 anni... ne vedremo delle belle!

Cominciamo!



Nel primo decennio del XXI secolo, in concomitanza con l'orribile attentato del 2001 alle Twin Towers di New York, l'egemonia dell'impero statunitense è cominciata col declinare, mettendo in moto un crepuscolo irreversibile, dopo oltre un secolo di supremazia mondiale.

In questo periodo la geopolitica del pianeta, dall'Atlantico, si è spostata inesorabilmente nell'Oceano Indiano e nel Pacifico, dove paesi emergenti quali Cina e India scaldano i motori, pronti a ghermire l'invadenza statunitense, specie nell'Oceano Indiano, da dove gli USA vorrebbero spiccare il volo per ghermire a loro volta, quei luoghi benedetti da un dio capitalista, ricchi di gas e petrolio.

Da quelle parti però gli USA si troveranno a dover fare i conti con l'avversario che ha già dovuto fronteggiare nella seconda metà del secolo scorso, ieri URSS oggi Russia, il quale, sta spendendo miliardi di dollari nel tentativo di assoggettare l'Europa ai suoi prodotti energetici, attraverso il progetto North Stream, una linea di 1200 chilometri, che parte dalla Russia, attraversa il Mar Baltico e arriva in Germania, sufficiente a fornire 25 milioni di famiglie europee, ed il progetto concorrente South Stream, che parte in prossimità di Novorosiysk, sulla costa russa del Mar Nero, arriva a Varna, in Bulgaria, da dove poi dipartono due oleodotti, uno verso la Grecia e l'Italia meridionale, e l'altro via Austria e Nord Italia attraverso Serbia, Croazia e Slovenia.

South Stream si trova però a dover fronteggiare la forte concorrenza del progetto Nabucco, un gasdotto che dovrebbe diventare operativo nel 2014, capace di trasportare 31 miliardi di metri cubi di gas l'anno, che aprirà un corridoio meridionale tra il Mar Caspio e l'Asia Centrale, bypassando la Russia, giungendo direttamente in Europa attraversando Turchia, Bulgaria, Romania, Ungheria e Austria. Rispetto a South Stream, la strategia commerciale di Nabucco sta ottenendo vantaggi comparativi.

Per Ucraina e Turchia, i due paesi dirimpettai sul Mar Nero, la realizzazione di Nabucco è ritenuta di vitale importanza.

In questa calda area del mondo, ricca di giacimenti di gas e di petrolio, da cui dipendono miliardi di persone, l'entrata in gioco della Turchia è un punto a vantaggio del più grande giocatore, gli Stati Uniti. La Turchia, infatti, è motivata a riempire il vuoto a sinistra e a combattere un Islam radicale, sebbene siano in molti a sostenere che il governo turco sia islamista.

Proprio al recente vertice Nato di Lisbona 2010, la Turchia ha imposto all'alleanza atlantica che nel documento finale non venisse nominato l'Iran tra le minacce contro le quali ci sarebbe stato il progetto di scudo antimissile europeo. Questo, poiche la Turchia si vede responsabile della stabilità regionale, e ha quindi bisogno d'intrattenere buone relazioni con tutti i paesi della regione (Iraq, Siria, Libano, Arabia Saudita ed Egitto), compreso l'Iran.

Avendo intrapreso una politica estera di profondità strategica, la Turchia deve adattarsi a posizioni diverse in relazione ai Balcani, alla regione del Mar Nero, al Caucaso, ai paesi baltici e al Medio Oriente. Una tappa importante di questo approccio in politica estera è la creazione di nuove attività di cooperazione con le nazioni che affacciano sul Mar nero, come l'Ucraina, ad esempio.

Per rendersi conto dell'importanza della Turchia nello scacchiere geopolitico, basterebbe osservare per qualche ora da una camera d'un lussuoso albergo di fronte al Bosforo, il traffico marittimo commerciale che qui e' molto intenso, e comprende migliaia di petroliere provenienti dal Mar Nero nella loro rotta verso il Mediterraneo. Ogni anno, circa 50-60 mila navi commerciali passano dal Bosforo in transito, tanto che si è reso necessario la costruzione del Marmaray (acronimo di Mar di Marmara e ray, che in turco significa "ferrovia" ), la nuova via della seta, un gigantesco tunnel posto a 58 metri di profondità sotto il livello del mare, che entrera' in funzione nel 2013, consentendo agli autoveicoli di attraversare lo stretto in soli quattro minuti.

A testimoniare l'importanza strategica del Bosforo, sulle sue rive c'è ora anche la nostra banca Unicredit tramite Yapi Kredi, una joint venture con il gruppo Koc.

Naturalmente, sebbene il settore energetico dell'Asia sub russa è molto importante per l'Occidente, è difficile che possa essere questo il luogo più strategico del pianeta.

Sarà forse l'Oceano Indiano?

Probabilmente, oggi, solo due grandi forze contrapposte sono in grado di determinare i giochi geopolitici sullo scacchiere mondiale. L'egemonia militare (hard power), che rispecchia in pieno gli Stati Uniti, in grado con un solo balzo di far giungere in ogni dove la sua imponente macchina da guerra (anche solo adducendo a motivi di sicurezza internazionale), e la Cina, che detiene l'egemonia culturale, finanziaria, diplomatica... e probabilmente anche quella cibernetica (soft power), tanto da far pensare molti che Assange e il suo WikiLeaks sia uno strumento di Pechino.

Sarà quindi l'Oceano indiano, dove la rivalità tra Cina e Stati Uniti è più profonda, il teatro di scontro dei due competitors?

Entrambi i contendenti sono affiancati da altri Paesi, desiderosi di entrare leggittimamente nel grande gioco, quali Russia, Europa, Brasile e India. Quest'ultima, anche se attualmente sta vivendo in pieno il suo boom economico, contiene metà dei poveri del mondo.

In questo mare, in cui ci si addentra nell'area più trafficata del mondo, sulle cui coste affacciano paesi di fede islamista, la tensione è alta.

Agli Stati Uniti interessa l'Oceano Indiano per la lotta contro il terrorismo islamico in Medio Oriente, che comprende il tentativo americano di contenere anche l'Iran. Ogni volta che navi da guerra della Marina degli Stati Uniti hanno bombardato l'iraq o l'Afghanistan l'hanno fatto dall'Oceano Indiano.

Su quelle rotte fluisce ininterrottamente il grande traffico marittimo, si annida la moderna pirateria nello stretto di Malacca, abbondano i conflitti etnici, si lotta per la democrazia, l'indipendenza energetica, ed è il luogo dove la libertà religiosa sarà persa o vinta.

E' qui che la politica estera americana dovrà concentrarsi per far si che l'America possa restare il paese dominante in un mondo in rapida trasformazione.

E' su quelle coste che sorgono i porti navali che la Cina sta aiutando a sviluppare fornendo operai, soldi e materiali.

Profittando, inoltre della debolezza della Grecia, il paese del Dragone, abituato a ragionare in grande, amplificando pertanto le sue enormi disponibilità, risorse e necessità (soft power), ha acquistato metà dell'antico porto del Pireo, considerato la porta d'accesso all'Europa, con l'intenzione di renderlo un porto grande come quello di Rotterdam, da dove può agevolare le sue esportazioni in tutta Europa, utilizzando finanche la rete ferroviaria con treni superveloci (la crescita della Cina nell'alta velocità è la più veloce del mondo) che stanno costruendo (dispone la rete ferroviaria ad alta velocità più ampia del mondo: si prevede di coprire 13 mila km entro il 2012 e 16 mila chilometri entro il 2020) che attraversa l'Asia, prende i fedeli alla Mecca e collega l'Europa a 350 km orari. E' recentissimo il record sulla velocità di un treno passeggeri sulla linea Pechino - Shanghai (486 km/h).

Con il DNA che lo sprona a dominare il mondo, la Repubblica popolare cinese (RPC), dopo aver superato la Germania come il più grande esportatore del 2009, sebbene con meno impeto, continua a crescere. In termini di PIL ha davanti a se i soli Stati Uniti (anche se il PIL potrebbe cambiare in una sola generazione).


Il Paese di mezzo si potenzia negli armamenti, nelle acquisizioni finanziarie, detiene alcuni monopoli nelle materie prime, in particolare dei REE, gli elementi rari delle terre, su cui si basa gran parte dell'attuale hi-tech mondiale divenuto d'uso comune, dove essi diventano indispensabili per produrre telefonini, televisori che abbisognano di europio; ipod, sistemi di visione notturna, missili intelligenti, radar avanzati, ma anche impianti eolici che abbisognano di neodimio per i loro magneti, lantanio per le batterie delle Toyota Prius... La Cina è il più grande produttore mondiale di turbine eoliche ed è in corsa per essere il primo produttore di automobili elettriche in serie. Anche gli armamenti avanzati, tra cui il laser, per il quale necessita praseodymio, neodimio, samario, europio, gadolinio, terbio, dysprosio, holmio, erbio, ytterbio... abbisognano di elementi delle terre rare.

Un mercato in crescita, che pone la Cina sopra gli altri, rafforzandone notevolmente il soft power. Ma anche riguardo il dominio militare (hard power), la Cina si sta muovendo. Negli ultimi 20 anni, ha costantemente aggiornato il proprio sistema di difesa aerea. Lo ha fatto in buona misura attraverso l'acquisto di missili terra-aria S-300 di fabbricazione russa, considerati tra i sistemi di aria più efficace al mondo della difesa regionale, comparabili e per certi aspetti, superiori in termini di prestazioni al Patriot di fabbricazione USA .

Con S-300 distribuiti in tutto da Taiwan, i cinesi possono mettere a rischio qualsiasi non-stealth, di aerei americani che volano in prossimità dello Stretto di Taiwan. Dal momento che la maggior parte dei caccia americani e di tutte le petroliere Usa e aerei da trasporto non sono furtivi, questo è un problema serio.

Inoltre, la Cina sta facendo progressi riguardo la distribuzione espansiva di missili balistici a medio raggio. Con i progressi in termini di orientamento, questo vasto arsenale di missili mette ogni grande alleato americano e base aerea nel Nord-Est asiatico in pericolo. Poi ci sono state acquisizione di una nuova generazione di sottomarini d'attacco, caccia, bombardieri, missili da crociera...

Di recente, in aggiunta alle forze strategiche nucleari della RPC, il Pla air force (people's liberation army), sta facendo i preparativi per contrastare l'egemonia militare statunitense, mettendosi in grado di poter, eventualmente, sferrare anche il primo colpo (first strike).

Nel potenziamento del suo arsenale la Cina sta tenendo esperimenti o meglio prove tecniche lontane da sguardi indiscreti. A cominciare, ad esempio, dal prototipo dello stealth fighter jet CHENGDU J-20, che potrebbe rivaleggiare con fli F-20 e F-22 Raptor (l'unico caccia stealth attualmente in servizio) statunitensi, i quali hanno il monopolio di caccia stealth, essendo l'unico paese al mondo ad averne nell'arsenale militare.

La costruzione del caccia stealth J-20 suggerisce come la Cina stia pensando effettivamente di partecipare a missioni militari al di fuori dei suoi confini, nonchè ad azioni provocatorie dove è attiva la Pla air force.

Un caccia stealth non è un aereo difensivo ma è uno strumento per operazioni esterne, il che la dice lunga su un suo possibile impiego.

Il J-20 potrebbe rappresentare la più grande minaccia immediata all'isola di Taiwan, che Pechino rivendica come territorio cinese - da recuperare con la forza se necessario.

Ovviamente, questo potenziamento cinese preoccupa non poco gli Stati Uniti, se è vero che all'indomani della presentazione del J-20, , il segretario della Difesa Usa, Robert Gates sta per far acquistare dal Giappone, il rivale più potente della Cina, una flotta di jet da combattimento Lockheed Martin F-35 stealth, per far progredire la sua tecnologia militare. La Cina è anche riuscita a schierare 60 moderni sottomarini, un piccolo numero a propulsione nucleare, che sono silenziosi e mortali, a differenza della vecchia generazione molto rumorosa.

Lo sgomento statunitense poi si è avuto quando nel bel mezzo di esercitazioni navali al largo della Cina, un sottomarino d'attacco cinese è sbucato da sotto le acque, in maniera imbarazzante.

Ma la Cina va oltre. Quasi certamente entro l'anno, metterà in campo la sua prima portaerei (nell'immagine a lato) la Varyag (classe Nimitz), che sta in via di ultimazione nel porto settentrionale cinese di Dalian.

Per gli analisti i cinesi potrebbero utilizzare la loro prima portaerei per garantire la sicurezza del suo percorso di approvvigionamento al petrolio attraverso l'Oceano Indiano e utilizzarlo nella disputa delle Spratly Islands, un gruppo di oltre 750 barriere coralline, atolli, isolotti e isole del Mar Cinese Meridionale tra Vietnam, Filippine, Cina, Malesia, Brunei... anche se la piena capacità operativa richiederà del tempo. Però, a livello propagandistico una portarerei, oggi, è considerata come uno status symbol di grande nazione.

*


Quanto sta accadendo in Nord Africa, ma anche nel Medio Oriente e nella penisola arabica, dove la rivolta del popolo ha infiammato le piazze e le strade di molte capitali, è senza dubbio una vicenda epocale di proporzioni gigantesche che, per la sua imprevedibilità, ha spiazzato l'intera comunità mondiale, oltre che il sottoscritto blogger, impegnato nella stesura de "L'alba del nuovo impero", da cui però prende spunto per farne, almeno nella prima parte del presente post, il prologo ideale a tutto il discorso che si sta facendo da un po' di tempo.

Questa rivolta dei poveri che chiedono dignità e pane, è nata in Tunisia nel momento in cui un giovane ambulante, che vendeva frutta e verdura per le strade col suo carrettino, si è trovato a dover discutere con dei zelanti tutori dell'ordine, i quali servendosi di regolamenti, multe e vessazioni lo hanno condotto a compiere l'estremo sacrificio, appiccandosi fuoco con la benzina e morendo così tra atroci sofferenze.

Dalla piccola Tunisia, dalle sue colline disseminate di buganvillee, che guardano il mare Mediterraneo, il profumo intenso e fresco del gelsomino ha preso ad aleggiare , rivitalizzando un popolo che è sceso in piazza a manifestare.

Assai presto il vento dei Gelsomini si è tramutato in un forte uragano che si è propagato rapidamente in tutto il Nord Africa. A parte le problematiche che provengono anche dai capricci del clima, dove siccità e inondazioni hanno messo a rischio, oltre che la vita di tante persone, i raccolti in diversi paesi, sono la fame, il malcontento e il disagio sociale a provocare le imponenti manifestazioni che hanno infiammato il mondo arabo e che chiedono migliorie dell'economia e riforme politiche.

Questa forte onda di libertà, la cui voce più folta proviene da giovani istruiti, urbanizzati e occidentalizzati, che aspirano ad una vita migliore, servendosi efficacemente dei mezzi tecnologici quali Internet, social network, e che rappresentano in un certo senso"l'altra faccia dell'imperialismo", in poco più di un mese è riuscita a spazzare via uno dietro l'altro tre dittatori (uno di questi Gheddafi, ahimè, il più coriaceo e pazzo, sta facendo bruciare la Libia piuttosto che mollare), mettendo a forte rischio l'intero Mediterraneo, che, sebbene detiene appena l'1% dell'acqua del pianeta, registra il 16% dei traffici via mare, il che da una certa rilevanza alla rivoluzione in atto.

In questa area di crisi del Mediterraneo, che può sfociare presto in una guerra per il petrolio libico, e quindi per la ricchezza prodotta dall'oro nero, continua a giocarsi la partita geopolitica tra Stati Uniti e Cina, la quale, per la prima volta, sebbene, al momento il confronto con le prospicienti forze USA sia improponibile, disloca una fregata missilistica, la Xuzhou, salpata pochi giorni fa da Aden, Yemen, e transitata nel canale di Suez, quasi a voler rammentare al suo principale competitor che le turbolenze nei Paesi petroliferi non sono più solo affare di Washington.

Proprio per questa competizione, il paese del Dragone, che vede l'Assemblea del popolo (circa 3.000 deputati del Parlamento), riunita nella sessione annuale a Pechino, per discutere di questioni importanti, compreso il bilancio e il piano di sviluppo quinquennale della nazione, ha presentato un piano per aumentare la spesa militare, che se approvato, il bilancio della difesa per il 2011 sarà di oltre 600 miliardi di yuan (91,3 miliardi dollari), circa il 12,7 per cento in più rispetto all'anno scorso.

Intanto, al riparo di ripide colline alberate, lungo la spiaggia di sabbia di Yalong Bay (nell'immagine sopra), un luogo idilliaco al largo della costa meridionale della Cina, diventato popolare tra i professionisti urbani alla ricerca di una pausa dalla loro vita frenetica, lungo il corso orientale, ben oltre la striscia di alberghi a cinque stelle, in una nuova base navale, sono ancorate 2 fregate. E secondo delle immagini satellitari pubblicate due anni fa, sul lato opposto di una penisola che si protende nella baia si trovano gli ingressi cavernosi di una vasta base sotterrenea sottomarina...

La baia è una piattaforma da cui la Cina può proiettare la sua potenza navale nel Mar Cinese Meridionale, con le sue miriadi di isole contestate, e, potenzialmente, al di là nell'Oceano Indiano. Come tale, l'area è diventata anche un pezzo importante di beni immobili nella escalation militare tra Stati Uniti e Cina, e un simbolo di uno degli aspetti più controversi del risveglio della Cina.


17 ottobre 2011


Anche la Cina soffre la crisi economica


Anche la Cina sta soffrendo la crisi economica. Difatti Pechino ha utilizzato il fondo sovrano statale Huijin Sovereign Wealth Fund per acquistare scorte di quattro grandi banche - Agricultural Bank of China, Bank of China, Industrial & Commercial Bank of Cina, e Construction Bank Cina - al fine di sostenere i prezzi delle azioni di ciascuna che sono diminuiti significativamente nel corso dell'anno, così come i mercati generali. Huijin è ora in grado di possedere una partecipazione di controllo in ognuna delle maggiori banche cinesi.

E 'stata la prima mossa di Pechino per sostenere i corsi azionari dall'inizio della crisi finanziaria del 2008 e ha contribuito a spingere verso l'alto le azioni delle banche.

Gli analisti sostengono che i salvataggi possono essere l'inizio di un allentamento della politica monetaria da parte del Governo e inviano un segnale che Pechino è pronta a stare dietro alle banche nei momenti di difficoltà.

Inoltre, l'evidenza della crisi economica globale si sta toccando con mano questa settimana presso gli stand della 110th Canton Fair, la più grande fiera del paese e ufficialmente conosciuta come China Import and Export Fair. I dirigenti cinesi dai produttori di pannelli solari ai produttori di elettrodomestici lamentano il calo delle vendite nei paesi europei, nel pieno della crisi del debito sovrano.

Minghui Wu, Vice Direttore del Qingdao Taifa Group Co., produttrice di carri e attrezzi da giardinaggio, ha detto che la domanda dall'Europa è scesa in modo significativo. Egli stima che le esportazioni della sua compagnia verso l'Europa scenderanno a 70 milioni di dollari quest'anno, a fronte di 100 milioni di dollari nel 2010.

"Questo getta un'ombra sulla nostra redditività", ha detto Wu. Sebbene la compagnia in un primo momento abbia ottenuto buoni risultati soprattutto in Grecia, si è poi impantanata in una stagnazione a partire dall'inizio dell'anno, e anche l'ambiente imprenditoriale in Italia non da adito a grande ottimismo", ha detto Wu.

Dallo scorso anno, le vendite della Firefly Lighting Company che si occupa di luci LED sono scesi di oltre il 20 per cento negli Stati Uniti, e le vendite in Europa sono diminuite del 30 per cento, ha detto Jenny Chen, direttore marketing.

La crescita del commercio cinese ha rallentato in modo significativo il mese scorso non appena la crisi economica mondiale ha colpito i suoi partner commerciali più importanti: Europa e Stati Uniti. L'Europa ha superato gli Stati Uniti come maggior partner commerciale della Cina nel 2008. Ma adesso cresce di nuovo il timore a causa della crisi del debito crescente della regione. Il rallentamento è stato particolarmente evidente il mese scorso, dove le esportazioni sono passate al 9,8 per cento a settembre rispetto all'anno precedente, a fronte di un aumento del 22,3 per cento in agosto.

Insomma, il fatto che Ue e Stati Uniti abbiano diminuito le loro importazioni dalla Cina sta mettendo a dura prova la stabilità economica del grande paese asiatico. Gia che i prezzi delle case hanno cominciato col calare in tutto il paese nel mese di settembre, la dice lunga su quanto accade. Le vendite di appartamenti a Shanghai sono crollati per tre quarti durante la "Golden Week", la festa d'autunno, guardata come un barometro del mercato.

Anche il settore ferroviario, un sistema gigante che ha avuto una rapida espansione, dopo l'incidente nel mese di luglio sulla linea ferrovia ad alta velocità Wenzhou, Ningbo in Cina orientale, sta ora soffocando con 300 miliardi di dollari di debiti e non ha ancora pagato 25 miliardi di dollari di debiti ai suoi due principali fornitori.

Il governo centrale dovrà salvare il sistema ferroviario, perché il suo fallimento porterebbe al collasso dell'economia, ha detto Zhao Jian, professore di economia presso l'Università Jiaotong di Pechino.

Insomma questa crisi, che come una reazione a catena si sta allargando sempre più, fa correre ai ripari la Cina.
Difatti, stando a quanto riporta il Sunday Times, sembra che Pechino abbia fatto ai paesi Ue un'offerta segreta per salvare l'euro e quindi se stesso. Prima di metterci mano però, chiede in cambio ampie ristrutturazioni dei bilanci e dei tagli alla spesa, assicurandosi in tal modo che il buco europeo non si allarghi.

La Cina, com'era prevedibile, sarebbe pronta a mettere capitali freschi nell'eurozona, comprando infrastrutture e aumentando la quota nei debiti sovrani. Grande ruolo nell'operazione dovrebbe avere il Gruppo HNA, il sesto nel paese, che spazia dal trasporto aereo, alla logistica, alla finanza, al turismo, agli immobili, in prima linea per l'acquisizione dell'aeroporto di Atene con una quota del 40 per cento, venduta dalla tedesca Hochtief.

E come si sa, già metà dell'antico porto del Pireo è in mano cinese!!!


26/10/2011


LA PARTE OSCURA DEL FUTURO IMPERO


Asia: la guerra dell'acqua


Le battaglie del passato sono state combattute per la terra. Oggi si combattono per l'energia. E domani?

Quelle del futuro si svolgeranno sul tema dell'acqua. In nessun altro luogo se non in Asia questo è un aspetto più che reale!

Anche se ha in casa più della metà della popolazione umana, la massa continentale asiatica ha meno acqua fresca rispetto a qualsiasi altro continente che l'Antartide, con la sua disponibilità di acqua dolce pro capite è meno della metà della media mondiale. Per inciso, l' Asia utilizza acqua quasi il doppio pro capite dell''America Latina, che ha potenzialmente la più alta disponibilità di acqua nel mondo.

Brahma Chellaney è un professore di studi strategici presso il Centre for Policy Research di New Delhi, e si occupa da tempo della Water and Security (sicurezza dell'acqua). Secondo Chellaney il nuovo campo di battaglia per il possesso dell'acqua è l'Asia, dove l'ascesa della classe media, insieme con l'inarrestabile urbanizzazione e il riscaldamento globale, sta esercitando una pressione enorme sul rifornimento idrico dell'Asia, nell'ambito dello sforzo dovuto al sistema agrario a base di riso.

Anche se l'intero continente rischia di essere travolto nella guerra dell'acqua, è nell'Asia meridionale, che esiste la vera minaccia, e la colpa spetta in primo luogo alla sete insaziabile della Cina.

Come si spiega l'ossessione cinese con l'acqua? Una ragione ovvia è il fatto che la Cina, attualmente "il laboratorio per il mondo", sta diventando più asciutta entro l'anno. Le gravi siccità si sono verificate nel 2000, 2007 e 2009. Secondo un rapporto, circa 24.000 villaggi nel nord e nell'ovest della Cina sono stati abbandonati negli ultimi 50 anni a causa della desertificazione. Peggio ancora, le riserve d'acqua dolce del paese è diminuita del 13 per cento tra il 2000 e il 2009.

Anche se la politica dell'acqua è un fenomeno universale, l'economia del riso della Cina e la particolare natura dei fiumi hanno reso il controllo delle acque al centro della governance per migliaia di anni. Il sinologo tedesco-americano Karl Wittfogel sostiene nel suo libro, Oriental Despotism, che la coltivazione del riso ha bisogno di molta acqua trasportata constantemente in un quantitativo fisso, che a sua volta richiede la costruzione di tantissime dighe per la ritenzione idrica e una complessa rete di canali per la distribuzione dell'acqua. Tutti questi richiedono la necessità di un enorme burocrazia centralizzata per la costruzione e la gestione dei corpi idrici. E quando questa caratteristica cinese, combinata con la credenza cataclismica di Mao - che "l'uomo deve conquistare la natura" - Pechino ha trasformato la nazione rinomata per il suo insaziabile appetito di acqua ad alto consumo.

Dopo aver contaminato i suoi fiumi attraverso l'ideologia nichilista e l'industrializzazione sfrenata, la Cina, nel suo tentativo di raggiungere il suo crescente bisogno di acqua, ora minaccia la sostenibilità ecologica dei sistemi fluviali legati al Sud e Sud-Est asiatico. Non c'è da stupirsi, l'idea di un Great South-North Water Transfer Project, deviando le acque del Tibet a nord essiccato, ha il sostegno del presidente Hu Jintao, egli stesso un idrologo. La prima fase di questo progetto richiede la costruzione di 300 km di gallerie e canali per attingere acqua dai fiumi Jinsha, Yalong e Dadu, sul bordo orientale dell'altopiano tibetano. Nella seconda fase, le acque del Brahmaputra potrebbero essere dirottate verso nord, in quella che potrebbe diventare una vera dichiarazione di guerra all'acqua in India e al Bangladesh.

Riguardo l'acqua la posizione dell'India è ancora più precaria. Deve supportare più di un sesto della popolazione mondiale con meno di 1/25esimo di acqua del mondo. A fronte di un approvvigionamento di acqua corrente di 740 miliardi di metri cubi, la domanda del paese, secondo uno studio internazionale, si svilupperà per circa 1,5 trilioni di metri cubi entro il 2030.

Il paese, di cui i quattro-quinti delle acque del Chenab, dello Jhelum e del'Indo affluiscono nel Pakistan nell'ambito del Trattato del 1960, malgrado la sua porzione del bacino vacilla sotto l'acqua, non ha potuto completamente utilizzare le acque del Sutlej, del Beas e del Ravi riservate esclusivamente per il suo utilizzo. Di conseguenza, il Pakistan involontariamente ottiene circa 11,1 miliardi di metri cubi di acqua ogni anno, che è sei volte la quota del Messico nell'ambito del relativo trattato dell'acqua con gli Stati Uniti!

Inoltre, le nostre abitudini alimentari, sostiene Brahma Chellaney, stanno rendendo le cose più difficili per noi. Soprattutto perchè essendo l'India grande produttore di riso come la Cina, utilizza 1.550-2.000 litri di acqua per coltivare un chilogrammo di riso. Per inciso, tra gli indiani urbanizzati, l'assunzione giornaliera di riso sta lentamente scendendo, ora stanno prendendo piede i prodotti a base di carne e latticini.

In questo cupo scenario, quando la Cina - che ha la peculiarità di essere la fonte di fiumi transfrontalieri per il maggior numero di paesi, tra cui l'India - riuscirà nell'intento di deviare le acque a nord del Tibet, infliggerà gravi conseguenze ai suoi vicini, in particolare a quelli del Sud e Sud-Est asiatico.

"Mentre l'Europa ha costruito le istituzioni per sostenere la pace, l'Asia deve ancora iniziare tale processo sul serio", dice Chellaney. Ciò che rende la cosa peggiore è il totale disprezzo della Cina per la trasparenza e un accordo sulla condivisione dell'acqua coi paesi rivieraschi, a parte la Birmania.

Pechino, dopo tutto, è uno dei tre paesi che hanno votato contro l'ONU la Convenzione del 1997, recante norme in materia di risorse condivise dei corsi d'acqua internazionali.

Nel 20esimo secolo, dice l'autore di "Oriental despotism", la Birmania ha goduto di un tenore di vita più elevato rispetto all'India in quanto è entrata nell'orbita economica cinese. Le relazioni tra Birmania e India, che nel 1920 aveva il dominio del paese e aveva ridotto i birmani a una minoranza, trasformando Rangoon (ora Yangoon) in una città indiana, ora non esistono più. Questo mondo è crollato dopo che il bombardamento aereo di Rangoon aveva costretto centinaia di migliaia di indiani fuggire. La popolazione indiana è ormai solo una frazione di quella di una volta.

Oggi è il modello cinese è in ascesa nel Sud-est asiatico. Negli ultimi 20 anni, la Cina è emersa come sostenitore più affidabile del governo birmano. Pechino ha fornito centinaia di milioni di dollari di armamenti militari, compresi aerei e carri armati, così come cruciale è la protezione diplomatica presso le Nazioni Unite e altrove. L'economia birmana è oggi legata più strettamente alla Cina che in qualsiasi altro momento della storia moderna.

E pensare che la Cina una volta era molto peggio della Birmania. Nel 1930, il PIL pro capite in Birmania era almeno il doppio rispetto a quello della Cina. Dal 1960, la Cina l'aveva raggiunta. Oggi il PIL pro capite della Cina è di almeno sei volte maggiore.

C'è stata una migrazione senza precedenti di etnia cinese in Birmania. Di circa un milione di abitantia Mandalay, almeno un terzo sono ora i cinesi. La Cina sta saccheggiando il Paese. Il Paese del Dragone, infatti, è onnipresente nei progetti infrastrutturali, nella costruzione di strade e dighe, nella deforestazione del teak, estraendo la giada e vendendo i beni di consumo in proprio. Con l'inizio del 2010, la costruzione era iniziata nel oleodotti e gasdotti che collegano a sud-ovest della Cina attraverso la Birmania alla Baia del Bengala.

All'inizio del 2010, la costruzione era cominciata coi gasdotti e gli oleodotti che collegano il sud-ovest della Cina attraverso la Birmania alla baia del Bengala. Come i grandi progetti idroelettrici sul fiume Irrawaddy e Salween, questi oleodotti hanno una dimensione strategica, come pure - una parte della risoluzione che il presidente Hu Jintao ha chiamato 'Il dilemma di Malacca' nel 2003.

Quando il confine cino-birmano è stato aperti alla fine del 1980, il primo segno della nuova Cina è stato l'ammasso di merci cinesi poco costose nei mercati birmani. Entro la fine del 1980, centinaia di fabbriche sorsero in tutta la frontiera, producendo beni sviluppati specificamente per i consumatori birmani. Poi è arrivata la penetrazione su scala gigantesca. Le foreste del nord e dell'est della Birmania sono state abbattute senza pietà. Nelle zone vicino alla Birmania oltre il 95 per cento della copertura forestale è stato ridotto negli ultimi 30 anni e gran parte della terra trasformata in piantagioni di gomma. Le miniere di giada dei Kachin Hills sono state un'altra grande attrazione. Molte specie a rischio - dai leopardi delle nevi ai rinoceronti - sono stati cacciati e spediti via. Anche le donne sono diventate una merce.

Insomma la penetrazione cinese nella vicina Birmania, ma anche in quella che potrebbe essere la penetrazione nei paesi vicini, assomiglia un poco a quello che accade in Europa, dove più che la deforestazione del teak, della costruzione di strade, dighe e progetti idroelettrici (dove noi italiani siamo bravi), c'è da temere l'invadenza finanziaria (soft power) dei suo potenti fondi sovrani che stanno facendo tremare letteralmente l'intero occidente.


L'alba del nuovo impero: le isole contese nel Mar Cinese Meridionale


Attualmente, sono rimaste due le potenze mondiali: Cina e Stati Uniti. C'è anche la Russia, che però, per motivi di ordine politico, si può considerare solo un outsider di lusso.

Sebbene in giugno Leon Panetta, Segretario della Difesa americana, alla Conferenza sulla Sicurezza a Singapore, abbia minimizzato sul fatto che gli Stati Uniti vogliano limitare l'influenza cinese nel Pacifico e nell'Oceano Indiano, di certo non avrà lasciato indifferenti i governanti cinesi che ambiscono anch'essi a migliorare la propria sicurezza regionale.

Panetta ha riconosciuto che alcuni vedono una maggiore presenza americana nella regione come una sfida diretta alla Cina. Ma ha anche affermato che una maggiore presenza statunitense nella regione Asia-Pacifico potrebbe far comodo alla Cina nel miglioramento della sicurezza regionale.

E' ovvio che una maggior presenza navale statunitense nel Pacifico permetterebbe a a Washington di aumentare il numero e le dimensioni delle esercitazioni militari nei prossimi anni e aumentare la propria presenza nei porti su un'area più ampia, compreso l'Oceano Indiano.

La flotta attuale statunitense comprende 11 portaerei, con sei assegnate al Pacifico. Ma questi numeri dovrebbero a scendere entro la fine dell'anno. Panetta ha detto che intende tornare ad avere sei portaerei nel Pacifico nei prossimi anni. E sempre il Pacifico potrebbe ospitare la maggioranza degli incrociatori della Marina, cacciatorpediniere, sottomarini e navi che operano vicino alla costa.

Infatti, in base ad un importante cambiamento nella propria strategia, gli Stati Uniti optano di assegnare il 60 per cento della flotta del Pacifico entro il 2020.

Naturalmente, la spinta della presenza navale americana potrebbe aumentare le tensioni con la Cina, che sul Mare Cinese Meridionale, settore chiave della disputa, che rivendica quasi completamente come proprio, punta sulla propria sicurezza regionale.

Ma Taiwan, Vietnam, Malesia, Singapore, Brunei e Filippine non la pensano così, poichè anche essi hanno delle rivendicazioni territoriali sul Mare Cinese Meridionale e per questo non vedono male la presenza americana nella zona.

Gli Stati Uniti hanno premuto per una soluzione diplomatica alle divergenze con la Cina, chiarendo comunque che la libertà di navigazione è fondamentale nella regione.

Dal canto suo Pechino sta adottando nuove iniziative per affermare il controllo sulle zone contese del Mar Cinese Meridionale, portando avanti un piano per creare una città nelle Paracel Islands, nonostante le obiezioni del Vietnam.

Secondo l'agenzia di stampa Xinhua News Agency, il governo della Provincia di Hainan, nel sud della Cina, ha convenuto di istituire un organo legislativo nella pianificazione della città di Sansha con 60 delegati eletti. Le isole sono conosciute come Xisha in China e Hoang Sa in Vietnam.

La mossa si aggiunge ai recenti sforzi di Cina, Filippine, Vietnam, Taiwan e Brunei per affermare il comando delle isole contese, creando governi locali, strutture edilizie, e permettendo ai turisti di visitarle. Tuttavia gli Stati richiedenti non sono riusciti ad accordarsi sulla ripartizione delle isole o di cooperare per lo sviluppo congiunto, portando a crescenti tensioni con conseguenziale incremento delle capacità navali.

Secondo gli analisti il tempismo dell'annuncio della Cina può essere una risposta alle pressioni interne del partito comunista, il quale cerca di sottolineare la sua autorità prima di una transizione di leadership entro l'anno,.

La controversia sulle Paracel Islands è solo una delle numerose dispute territoriale tra la Cina e le altre nazioni tra cui Vietnam, Giappone e le Filippine nel mare cinese del sud e oltre. Questa settimana, l'ambasciatore giapponese Uchiro Niwa lascia la Cina per consultazioni a Tokyo nel mezzo di una disputa sulle Senkaku Islands, chiamate Diaoyu in cinese.

Nel mese di giugno, il Consiglio di stato della Cina ha approvato l'istituzione della prefettura a livello di città per amministrare le isole Paracel e Spratly, parti delle quali sono anche occupate o rivendicate da Vietnam, Filippine, Taiwan, Malesia e Brunei. La Cina ha estromesso il Vietnam da 30 isolette e scogli che comprendono le Paracels in una battaglia del 1974 in cui furono uccisi 71 soldati.


Sansha sarà costruita
su Yongxing, l'isola più grande delle delle Paracels, con una superficie di 2,1 chilometri quadrati.
L'istituzione di Sansha non avrebbe alcuna incidenza sulle rivendicazioni di sovranità della Cina semmai si dovesse andare davanti a un tribunale internazionale. La Cina ha resistito alle richieste delle Filippine per un organismo internazionale per determinare la sovranità sopra le parti delle acque.

Xinhua News Agency ha detto che le autorità locali cinesi sperano di migliorare la sicurezza marittima e proteggere l'ambiente marino.




L'alba del nuovo impero. la minaccia termonucleare di Kim Jong-un



Che la Cina voglia la supremazia nella zona del mondo che le è di competenza è un fatto e che non ce l'abbia del tutto è un altro fatto. Così, se all'ultimo secondo, prima che eventualmente quel giovane pazzo di Kim Jong-un scateni un'apocalisse senza senso (purché ne abbia uno!) mettendo a repentaglio la vita di centinaia di milioni d'individui... interviene il Paese del Dragone, pronto a giocare il suo ruolo in ambito globale, ringiovanito al suo interno, stavolta anche con una una first lady, per riportare quello scavezzacollo di Kim Jong-un a migliori ragioni.

Vien da pensare che chissà che l'attrito in atto tra Corea del nord e Corea del sud, con obiettivo anche dell'isola di Guam, non serva a mettere in moto un meccanismo perverso, studiato, appunto, dalla Cina, rivolto soprattutto alla potenza americana, la sola che ora sia in grado di poterle tener testa, a dare sprono allo sparring partner e sicario nord coreano che da giorni sta catalizzando l'attenzione internazionale con le sue minacce termonucleari..

Ecco che gli Stati Uniti, guardiani del mondo, d'innanzi un intervento risolutivo cinese, si sentirebbe in obbligo di rinunciare a gran parte della sua influenza, lasciando al suo avversario la supremazia di quasi tutta l' aerea asiatica.


Il trentenne paffuto Kim Jong-un, che minaccia la guerra termonucleare, e che dispone di armi temibili stipati negli arsenali tra cui l'atomica, ha studiato a Berna, in Svizzera, è appassionato di basket e di Topolino ed è successore di una dinastia di dittatori che governa il paese da decenni, affamando il popolo e vivendo isolati nei loro palazzi e minacciando apocalissi nucleari. .


Le sospensione dell'armistizio e le minacce nucleari inducono la Corea del sud a cautelarsi, restando sempre pronto però a minacciare a sua volta azioni militari per proteggere i suoi cittadini.


L'ira del nord Corea scatena pure la reazione giapponese che dispone 2 caccia torpediniere nel mare antistante le sue coste e sistemando nel centro di Tokio e in altri punti dell'area metropolitana una serie di batterie antimissile Patriot. Una mossa decisa per neutralizzare eventuali lanci balistici da Pyongyang nelle prossime ore.

Il fuoco della Corea del nord è al limite dei musudan, 4000 chilometri, i missili più potenti già testati. I suoi missili a medio raggio Rodong, con una portata di circa 800 miglia (1300 km), sono "operativi e credibili" e potrebbero raggiungere le basi americane in Giappone. Ben altra portata hanno i debodong che ancora non hanno sufficiente sperimentazione balistica ma che minacciano concretamente le Hawaii e le coste dell'Alaska.

Ovviamente il timore d'innescare la miccia nucleare rende prudente gli Stati Uniti che ha comunque messo in moto le sue contromosse: inviare nell'isola di Guam, territorio statunitense più vicino alle mire di Kim Jong-un, il più avanzato dei sistemi missilistici in dotazione al suo esercito.

Intanto si va dicendo che il giovane dittatore nord coreano è molto arrabbiato coi suoi scienziati perchè non sono stati in grado di preparargli un missile che potesse raggiungere il Texas, dove non si sa bene perchè Austin sarebbe stato indicato come il bersaglio prediletto di Kim Jong-un.


I residenti di Austin, Texas, ringraziano.




7 maggio 2014

All'orizzonte, l'alba del nuovo impero si manifesta sempre di più.


Secondo uno studio commissionato dalla World Bank, citato dal Financial Times, la Cina potrebbe superare già da quest'anno gli Stati Uniti e diventare la prima economia mondiale. Gli USA perderanno la posizione che detenevano sin dal 1872. L'India si afferma come terza economia del globo. Tra i primi 12 anche Russia, Brasile, Indonesia, Messico. Con una popolazione pari al 17 % di quella dell'intero pianeta i paesi ricchi rappresentano il 50 % del PIL mondiale.

Da evidenziare che pure nel campo degli armamenti la Cina ha avuto un notevole aumento nelle spesa per la difesa, aumentandole del 12,2 per cento nel 2014. Con un grande budget militare, dietro soltanto a Stati Uniti, la Cina sta costruendo una difesa sempre più perfezionata, grande e sofisticata, anche se le tecnologie realizzate in patria debbono ancora essere testate in battaglia. Tutto ciò è in linea con l'appello del leader cinese che vuole portare il Paese a diventare una grande potenza militare-industriale. Ciò rende nervosi gli altri attori nella regione. Per sentirsi quindi protetti da un forte vicino le cui intenzioni volgono all'instabilità, vicino che amplia e intensifica continue rivendicazioni territoriali qui e la tra le isole del Pacifico, il Giappone e le Filippine fanno affidamento sulla US Navy presenti nella vasta area.

Dallo scorso anno la marina cinese ha commissionato 17 nuove navi da guerra. In poco più di un decennio si prevede che avrà tre portaerei, dando più peso alla sua presenza militare in una regione di mare contestato: una piaga purulenta in dispute territoriali.

Per gli analisti il grande paese asiatico entro il 2020 avrà ben 78 sottomarini, nell'ambito di un ampliamento che ha messo in fila Stati Uniti e Russia in numero di navi da guerra consegnate ogni anno.

Si pensava che un rapporto di collaborazione con la Cina potesse essere d'aiuto ad incoraggiare il paese del dragone a mantenere un livello di sicurezza nella zona asiatica del Pacifico. Quanto succede sul campo, in realtà evidenzia che nel lungo termine, l'importanza alla sfida del crescente potere della Cina, per quanto possa sembrare in parte sbiadito, pone oggi serie preoccupazioni.




11/02/2015


L'energia pulita che viene dall'Asia nordorientale


I sistemi di energia rinnovabile si riveleranno il più economicamente sostenibili nel futuro, lo dice un nuovo studio, precisando che solare ed eolico si riveleranno più economici nelle forme di produzione di energia per i mercati energetici in Asia entro la fine dei prossimi dieci anni.

Lo studio, condotto dalla Lappeenranta University of Technology, (LUT) mostra che il Nord-est asiatico e la Cina in particolare beneficiaranno di una commutazione interamente a sistemi di energia rinnovabile per i prossimi 5 a 10 anni. In particolare, il prezzo dell'elettricità solare è destinato a ridursi della metà entro il 2025-2030

"Un ulteriore sviluppo del sistema energetico dell'Asia nordorientale si trova ad un bivio a causa di gravi limitazioni dell'attuale sistema energetico convenzionale", scrivono gli autori del rapporto. Per il Nord-est asiatico, "le eccellenti risorse solari del deserto del Gobi potrebbero essere utilizzate per i centri di carico in Cina, Corea e Giappone come contributo per la trasformazione di energia."

Secondo la Lappeenranta University of Technology, la ricerca mostra che il sole e il vento diventeranno fonti sostenibili entro 5, 10 anni, perché "i costi scenderanno del 20% ogni volta che la capacità è raddoppiata." Il che significa che il prezzo dell'elettricità solare verrà dimezzato nel 2025-2030. In questo caso, ha affermato Pasi Vainikka, principale scienziato dello studio e professore al LUT "vi saranno forme di produzione meno costose per la maggior parte del mondo."

Una buona notizia questa, anche se ce ne vorrà per riuscire a scardinare il sistema energetico messo su dall'energia prodotta dai combustibili fossili. La strada però è buona, specie se poi tutto viene portato avanti dai paesi asiatici, in particolare dalla Cina, il cui grande mercato energetico la farà da padrone nei prossimi decenni.





12 marzo 2015


Zumwalt, la pallottola d’argento invisibile




Presso la General Dynamics Bath Iron Works nel Maine, Stati Uniti, i lavoratori stanno completando una nave da guerra, una nave da guerra e di morte completamente differente da quelle che il mondo ha mai visto.

I 3,3 miliardi di dollari del nuovo cacciatorpediniere classe Zumwalt (DDG 1000), il primo di tre in lavorazione, era stato programmato per essere consegnato alla Marina statunitense questa estate, ma il ritardo coinvolgerà, inevitabilmeente, anche la consegna delle altre due navi in cantiere, Michael Monsoor (DDG 1001) e Lyndon B. Johnson (DDG 1002), la cui consegna era prevista per il dicembre 2018.

Zumwalt, soprannominato "la pallottola d’argento invisibile", utilizza una propulsione completamente elettrica, impiega caratteristiche stealth, porta un enorme arsenale di missili guidati, e monta avanzati cannoni che possono colpire bersagli a 63 miglia di distanza. Molto probabilmente non sarà mai testato in battaglia, perché nessun altro paese sta tentando di costruire una nave da guerra come lo Zumwalt, che simboleggia l'incontrastato e gigantesco vantaggio che gode la Marina degli Stati Uniti

Questo cacciatorpediniere "stealth" sarebbe in grado di navigare in mare aperto, in acque poco profonde, e distruggere i nemici utilizzando un cannone elettromagnetico molto avanzato, il tutto senza essere individuato dai radar nemici. Le qualità della nave in acque poco profonde, la rendono particolarmente adatta alle coste e alle molte isole dei mari dell’Estremo Oriente.

"Con la sua tecnologia stealth, il suo sonar incredibilmente potente, la sua capacità di attaccare e le ridotte necessità in termini di equipaggio, rappresenta il nostro futuro", disse qualche tempo fa il Capo delle Operazioni Navali, ammiraglio Jonathan Greenert, pieno di elogi verso questa nuova generazione di navi.


All'insegna di una gloria imperitura, una nuova richiesta di budget del Pentagono chiede che la Marina abbia un aumento a 161 miliardi di dollari per l'anno fiscale 2016, rispetto ai 149 miliardi dollari del corrente anno. Il mese scorso, il Segretario della Marina Ray Mabus ha detto alla House Appropriations Committee che la Marina deve diventare più grande, aumentando il totale delle navi, portandole da 275 ad almeno 300.

Tuttavia, gli Stati Uniti non necessitano di una espansione navale. La Marina ha già 10 supercarriers a propulsione nucleare, 10 in più rispetto al resto del mondo. Nessun'altra nazione ha qualcosa simile alle avanzate supercarriers nucleari che gli Stati Uniti hanno in cantiere.

La Cina possiede un antiquato, vettore convenzionale alimentato, e si pensa stia costruendo altri due vettori, nessuno dei quali è un supercarrier nucleare in grado di contestare la "blue water" o i profondi oceani aperti, dove la Marina degli Stati Uniti domina.

Con le portaerei, i sottomarini nucleari, l'aviazione navale, la potenza di fuoco di superficie, le navi d'assalto, i missili e la logistica, la Marina degli Stati Uniti è la più potente di tutte le altre marine militari del mondo messe insieme.



14 maggio 2015


Una questione che scotta: atolli, scogliere e isole artificiali nel Mar Cinese meridionale


In seguito degli aggressivi progetti di bonifica nelle contese isole Spratly, nel Mar Cinese Meridionale, il Pentagono sta prendendo in considerazione l'invio di aerei militari e navi per affermare che la libertà di navigazione, in una zona fondamentale per il commercio mondiale, non può essere violata dalla rapida crescita delle isole artificiali cinesi. La bonifica in corso comporta l'aggiunta di isole esistenti o crearne di nuove dragando terra e sabbia dal fondo dell'oceano.

Recenti immagini satellitari hanno dimostrato che dal marzo 2014, la Cina sta svolgendo lavori di bonifica in sette siti nelle Spratly e sta costruendo una pista di atterraggio artificiale che potrebbe essere abbastanza grande per aerei militari da combattimento e aerei di sorveglianza

Il Segretario alla Difesa americano Ashton Carter, preoccupato per la rapida espansione delle isole artificiali, ha chiesto al personale di esaminare le opzioni, tra cui l'invio di navi e aerei, restando però entro le 12 miglia nautiche (22 chilometri) dalle scogliere rivendicate da Pechino.

Tale manovra è una sfida alla potenza cinese che vuole espandere la propria influenza nella regione contesa.

Dal canto suo la Cina invita alla prudenza, mettendo in guardia gli Stati membri a non adottare "azioni rischiose o provocatorie" in una disputa su rivendicazioni territoriali nel Mar Cinese Meridionale.

In una conferenza stampa il portavoce del ministero degli esteri Hua Chunying ha detto: "Siamo seriamente preoccupati per le osservazioni su questo tema da parte degli Stati Uniti, e pensiamo che gli Stati Uniti devono fare una precisazione." Ha inoltre detto che la Cina rispetta la libertà di navigazione per il traffico internazionale nella zona, ma che non consente a navi da guerra e aerei militari di entrare nelle acque territoriali e nello spazio aereo.

Diverse potenze regionali tra cui Filippine e Vietnam hanno rivendicazioni territoriali da fare sui disabitati scogli e atolli che si trovano in una delle vie marittime più trafficate del mondo.

Per anni, tra Cina e i Paesi della regione, si è svolta "una guerra" portata avanti per lo più dalle navi o tra i funzionari, ma ultimamente Pechino ha deciso di rafforzare le sue pretese espandendo il suo territorio. Dallo scorso anno, i progetti di costruzione hanno quadruplicato la dimensione delle isole artificiali fino a 2.000 ettari.

Alcuni alleati regionali spingono gli Stati Uniti a prendere una posizione più decisa nel mettere in discussione la bonifica cinese sulle piccole isole. Altri temono che l'aumento della pressione può portare inevitabilmente ad un confronto militare che potrebbe incoraggiare Pechino ad accelerare i lavori in costruzione.






27 ottobre 2015


Isole Spratlys: sale la tensione tra Stati Uniti e Cina




Una nave da guerra ombra statunitense, a 12 miglia nautiche dal limite territoriale cinese nei pressi dell' arcipelago delle isole Spratly, sta facendo arrabbiare la Cina, che ha messo in guardia gli Stati Uniti.

La US Navy ha inviato nella barriera corallina artificiale nelle isole del Mar Cinese Meridionale, la USS Lassen, un cacciatorpediniere lanciamissili. La disfida si tiene in una delle più trafficate vie marittime del mondo.

Un ufficiale della difesa Usa ha detto che la USS Lassen ha navigato in una zona a 12 miglia dalla Subi Reef e un altro ha aggiunto che la missione è durata poche ore, e comprendeva anche la Mischief Reef, la grande barriera corallina nelle isole Spratly nel Mar Cinese Meridionale. La zona circostante la Mischief Reef, occupata e controllata da parte della Repubblica popolare cinese, pare sia ricca di giacimenti di petrolio e di gas ancora inesplorati. Questo avvicinamento alle contestate isole artificiali sarebbe stato il primo di una serie di esercizi di libera di navigazione volti a testare le rivendicazioni territoriali della Cina.

Il ministero degli Esteri cinese ha detto che le "autorità competenti" hanno monitorato, hanno seguito e avvertito la USS Lassen di essere entrata "illegalmente" nelle acque vicine alle isole Spratlys senza il permesso del governo cinese.

In un comunicato del ministero, che non ha fornito dettagli su dove la nave americana stia navigando, la Cina, rispondendo risolutamente alle deliberate provocazioni, continua a monitorare da vicino i mari e lo spazio aereo, adottando tutte le misure necessarie conformemente alla necessità. Esorta, dunque, gli Stati Uniti di gestire coscienziosamente la seria protesta cinese, e correggere immediatamente il suo errore, non intraprendendo alcun atto pericoloso o provocatorio che minaccia la sovranità e gli interessi di sicurezza.

Il secondo funzionario della difesa Usa ha detto che ulteriori pattugliamenti seguiranno nelle prossime settimane e potrebbero anche essere condotti intorno al tratto di mare che il Vietnam e le Filippine hanno costruito nelle isole Spratlys.

"Questo è qualcosa che avverrà normalmente, non un evento una tantum", ha detto il funzionario. "Non è qualcosa che è unico in Cina."

Il portavoce della Casa Bianca Josh Earnest rispondendo alle domande sulle eventuali specifiche operazioni al Pentagono, ha detto che gli Stati Uniti avevano chiarito alla Cina l'importanza del libero flusso del commercio nel Mar Cinese Meridionale.

La Cina rivendica la maggior parte del Mar Cinese Meridionale, attraverso il quale, ogni anno, transita più di 5 trilioni di dollari del commercio mondiale. Vietnam, Malesia, Brunei, Filippine e Taiwan hanno simili rivendicazioni.





Continua...
Fonte: L. Vecchi
 

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