23/09/2014 €chos doc  
Blue economy: a che punto siamo ?

L'oceano è parte integrante della nostra società. In America, più della metà della popolazione vive sulle coste, che, esclusa l'Alaska, costituisce meno del 20 per cento del territorio degli Stati Uniti, ma con una densità media della popolazione cinque volte superiore rispetto alle regioni interne.

Tutti i concetti sono supportati dalle leggi della natura e della fisica. La natura quindi è la nostra più grande fonte di ispirazione in cui tutti i concetti sono supportati dalle leggi della natura e della fisica. La Blue economy giocherà quindi un ruolo assai importante nel sostenere i nostri oceani.

Oceano uguale Blue economy


Gli oceani sono fonte d'ispirazione della Blue economy, il trend ambientalista, definito proprio così dal suo ideatore l'economista belga e imprenditore Gunter Pauli. La blue economy è un modo di fare business nel mondo di domani - unendo redditività, sostenibilità e conoscenza scientifica. Le innovazioni con questi nuovi concetti (trend ambientalista), coprono l'intera gamma di attività industriali, dall'energia al settore minerario, dalla medicina al settore bancario, tutto questo ispirato dalla scienza e dalla biometria.

Economicamente parlando la blue economy è un modello di business a livello globale dedicato alla creazione di un ecosistema sostenibile grazie alla trasformazione di sostanze precedentemente sprecate, in merce redditizia.

Nei Paesi insulari e costieri dell' Asia: Bangladesh, Sri Lanka, Corea, la “blue economy” si va man mano diffondendo.

I paesi sulle fasce costiere e le isole restano in prima linea nella difesa della Blue economy perché gli oceani hanno un ruolo importante da svolgere nel futuro dell'umanità ed offre un approccio allo sviluppo sostenibile più adatto alle situazioni locali, a vincoli e sfide.

Gli oceani coprono il 72% del nostro pianeta e costituiscono più del 95% della biosfera.

La vita ha avuto origine negli oceani e continua a sostenerci da sempre. La vita marina e degli oceani continua a sostenere vite umane, generando ossigeno, assorbendo anidride carbonica, riciclando nutrienti e regolando il clima globale. Per questo motivo nella Blue economy l'idrografia si è rivelata assai importante per il ruolo che con essa si giocherà nel sostenere i nostri oceani.

Una prospettiva semplicistica del concetto di Blue Economy è che la natura opera olisticamente come sistema, e che se emulati questi sistemi, economicamente aprono nuove opportunità di innovazione e imprenditorialità sociale, risolvono la maggior parte dei problemi del mondo dove i prodotti di base delle economie hanno fallito. Il ciclo dei sistemi dell'acqua della Terra sulle acque interne e gli oceani del mondo, costituiscono i fuochi di idrografia.

La definizione della International Hydrographic Organization sull'idrografia posiziona chiaramente la disciplina come un importante contributo per la Blue Economy: l'idrografia è una branca della geografia fisica che studia l'origine e l'evoluzione delle acque superficiali e la loro azione sul paesaggio terrestre.

Nelle scienze applicate si occupa della misurazione e la descrizione delle caratteristiche fisiche degli oceani, dei mari, delle zone costiere, dei laghi e dei fiumi, con la previsione anche del loro cambiamento nel corso del tempo. Lo scopo primario va a vantaggioo della sicurezza della navigazione e al sostegno di tutte le altre attività marine, tra cui lo sviluppo economico, la sicurezza e la difesa, la ricerca scientifica e la tutela dell'ambiente.



LA BLUE ECONOMY NELLE ISOLE DEL MONDO



Da oltre mezzo secolo l'uomo ha preso dimestichezza con lo Spazio: sonde che arrivano in luoghi remoti dell'universo e sui pianeti del Sistema solare ed extrasolare, Marte, Giove, Venere anche il misterioso Plutone, sono stati molto visitati da sonde e satelliti tecnologici di alta precisione. Poi venne il giorno in cui l'uomo toccò il suolo lunare! Ed ora, vuole fare la stessa cosa sul pianeta rosso.

Tuttavia, ancor prima dello Spazio ci sarebbe da esplorare gli oceani, l'acqua blu del pianeta, che copre il 72 per cento della superficie terrestre, e che è stato esplorato meno del 10 per cento, e perciò resta ancora un mondo in gran parte sconosciuto al genere umano.

Attualmente, nei mari del mondo, a causa del cambiamento climatico sono in grave pericolo di inondazioni parecchie isole.

Proprio in questo contesto, anche per avere una economia sana, gli oceani hanno un ruolo centrale da svolgere: risolvere uno dei maggiori problemi del 21 ° secolo: come sfamare 9 miliardi di persone entro il 2050. Questo obiettivo, oltre la necessità di darsi da fare, sta dando a tanti stati insulari e costieri lo sprono ad occuparsi di Blue economy.

Il Bangladesh, ad esempio, da martoriato Paese asiatico qual'era, può ora aspirare ad un nuovo orizzonte aperto dalla Blue economy. Il Bangladesh ha la fortuna di avere il Golfo del Bengala, che potrebbe essere giustamente classificato come uno dei più grandi i doni della natura . Questo gli permette di avere due porti a Chittagong e Monglaora che ora servono come condotti per l'esportazione e l'importazione di merci del paese. Anche l'economia del Bangladesh è totalmente marittima. Con circa 130 miliardi dollari di prodotto interno lordo (PIL) in termini di valore, l'economia del paese si colloca nella 44 ° posizione nel mondo. I paesi senza sbocco in Asia meridionale hanno subito espresso il loro interesse ad utilizzare i due porti di mare del Bangladesh.

Grazie all'iniziativa del governo, un workshop internazionale di due giorni sulla Blue Economy è stata organizzata a Dhaka. Il Ministero degli Affari Esteri (MoFA) ha sponsorizzato il seminario dove hanno partecipato più di 30 massimi esperti di oceanografia provenienti da 20 paesi. Gli esperti hanno scambiato le loro opinioni sulle potenzialità e le prospettive della Blue Economy offerto dal Golfo del Bengala.

"Le economie SIDS [Small Island Developing States] sono fondamentalmente basate sull'ambiente, dipendono fortemente dalla pesca e turismo. Così essi dipendono dai loro beni ambientali e dal dove risiedono le opportunità per loro ", ha spiegato Kaven Zahedi, direttore regionale e rappresentante per l'Asia e il Pacifico al Programma per l'Ambiente delle Nazioni Unite (UNEP). Questa è la cosiddetta base della greenandblue economy. La green economy è un'economia in cui le risorse naturali sono considerate come parte del processo decisionale; la blue economy è quella in cui la maggior parte di tali attività capitano e sono attive in luoghi marini.

Al largo del Pacifico, le acque della regione delle Isole del Pacifico coprono circa 40 milioni di chilometri quadrati, l'equivalente di circa un terzo della superficie del mondo. Le acque sono alcuni dei più grandi stock di tonno, così come gli squali, pesce spada, mammiferi e tartarughe marine. Per illustrare a che punto queste risorse naturali possono essere sostenibilmente sfruttate, la Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite (FAO) ha riferito che dei 2,4 milioni di tonnellate di tonno pescate nell'Oceano Pacifico occidentale, 1,4 milioni sono state prese da questa regione per un valore di 2,8 miliardi dollari. Nel settore della pesca, 800 milioni circa di tonnellate di pesci vengono catturati ogni anno nella Baia del Bengala. I pescatori possono raccogliere solo 70 milioni di tonnellate e il resto viene portato in Thainlandia, India e altri paesi confinanti. Ci sono circa 435 specie di pesci costosi e interessanti disponibili in questo settore. Dei pescherecci industriali, ad esempio, potrebbero essere utilizzati per aiutare i pescatori. Attualmente, circa 600 navi arrivano in Bangladesh in un anno, e restano ancorate nei porti di Chittagong e Mongla. Applicando il nuovo concetto espresso dalla Blue economy, si potrebbe avere nei porti del Bangladesh un numero di navi molto superiore, e quindi i guadagni di questo settore aumentererebbero significativamente. Ci sarebbero poi molte agenzie di trasporto ad operare e attivare, con conseguenti spedizioni e una crescita enorme nel settore bancario e assicurativo.

Infine, il Bangladesh è uno dei paesi più promettenti nel campo della costruzione navale e di smantellamento delle navi ed occupa la 13esima posizione nella classifica. Una stima indica che il Bangladesh contribuisce per circa il 24,8% della crescita mondiale in questo settore. A Chittagong e Narayanganj, ci sono abbondanti possibilità di far prosperare questa industria e l'espansione della copertura sui mari territoriali sicuramente promuove questa opportunità per guadagnare forza in questo settore.

Sulla questione della Blue Economy presso le isole Seychelles, il rappresentante del governo francese, molto influente nell'isola, ha concordato con il capo dello stato delle Seychelles che la Francia e l'Unione europea hanno bisogno di sviluppare una forte strategia marittima per l'Europa con la Blue Economy.



Blue economy nella Ue e in Italia


La sostenibilità è un elemento chiave della politica marittima della UE. Sfruttati in modo sostenibile i nostri mari e gli oceani hanno un potenziale enorme per promuovere l'innovazione, contribuendo alla crescita della economia marina in tutta Europa. Le stime parlano di creazione di un milione e mezzo di nuovi posti di lavoro entro il 2020 in Europa.


L'idea non è male. Se il target verrà centrato potremo approfittare di mari e oceani sani che danno un lavoro sostenibile a tanti giovani. Se non ci si riesce, potremmo mettere questa preziosa risorsa a rischio e la UE non avrà saputo sfruttare la nuova economia blu. Ma io, che penso positivo, dico che andrà bene: la politica marittima è ora una parte essenziale del lavoro collettivo dell'Unione europea. Immigrazione compresa! (eppoi...non si possono più sentire notizie che parlano di naufragi, morte e disperazione... Quando ascolteremo dai media argomenti diversi, che parlano di gesta marine o di innovazioni tecnologiche nell'energia delle onde... vorrà significare che questa infinita emergenza nel Mediterraneo è stata risolta in maniera perlomeno decente.


L'Italia è uno dei paesi membri della Ue (ora ne detiene la Presidenza), che, visto i suoi oltre 8.000 chilometri di coste e la storia marina che ha alle spalle, ha maggiori possibilità di cogliere questo interessante trend ambientalista definito Blue Economy.


Con la Blue Economy, per stimolare la crescita e garantire le migliori condizioni operative possibili per le imprese, ci si può rivolgere ai principali settori marittimi come l'acquacoltura, minerario dei fondali marini, la biotecnologia blu, l'energia oceanica e il turismo marittimo.


Con lo sfruttamento dell'energia del mare, ad esempio, una delle fonti rinnovabili che ancora nel 2014 costituisce appena lo 0,02 per cento della domanda europea, l'Italia ne avrebbe un grande vantaggio. Inoltre, gli incentivi messi in campo dal Governo per favorire la produzione di elettricità da impianti di energia oceanica, potranno contribuire ad un’accelerazione tecnologica anche in questo settore.


Non da molto lo sfruttamento dell'energia delle onde, delle correnti e delle maree si sta sviluppando. Questo è possibile con la realizzazione di impianti e dispositivi sperimentali in grado di ricavare il massimo del potenziale energetico dal Mediterraneo che, a causa della sua specificità di mare chiuso, richiede tecnologie diverse rispetto a quelle utilizzate nel Nord Europa per catturare l’energia degli oceani. Vari sistemi messi a punto nel nostro Paese hanno ormai raggiunto una maturità scientifica e tecnologica che, nel breve periodo, li renderà competitivi sui mercati. Ci rivolgiamo i principali settori marittimi come l'acquacoltura, minerario dei fondali marini, la biotecnologia blu, l'energia oceanica e il turismo marittimo, per stimolare la crescita e garantire le migliori condizioni operative possibili per le imprese.


Immagine: laspezia.cronaca4.it/
Fonte: luciano vecchi
 

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