14/04/2008 €chos doc  
La fame vera infiamma due terzi del pianeta
14 aprile 2008 -


La carestia del XXI secolo bussa alla porta


E' stato calcolato che la Terra potrebbe nutrire 10 miliardi di persone che si alimentassero come gli indiani, 5 miliardi se seguissero la dieta degli italiani, ma solo 2,5 miliardi con il regime alimentare degli Stati Uniti d'America. Questo perchè la metà dei cereali che produciamo servono per alimentare gli animali che mangiamo. 820 milioni di persone nel mondo muoiono di fame ed altre 800 milioni mangiano come se di pianeti a disposizione ne avessero cinque... Questa è soltanto l'introduzione della puntata di Report, andata in onda ieri sera, intitolata "Buon appetito!" di Michele Buono e Piero Riccardi, da cui prendo lo spunto per ritornare su un argomento molto drammatico, che molto probabilmente ci onorerà della sua macabra compagnia per lungo tempo.

Soltanto dei governi forti e avveduti, potrebbero riuscire a ribaltare un sistema che si sta ritorcendo contro di noi. Ma la vedo dura... molto dura!

Per ora, siamo solo all'inizio di quella che il direttore del Fondo Monetario Internazionale (FMI) Dominique Strauss Kahn ha definito una catastrofe umanitaria.

La corsa ai biocarburanti, il rincaro del petrolio, i cambiamenti climatici, l'alterazione del ciclo delle acque, la riduzione del suolo coltivabile per dar da mangiare ai bovini, di cui ci nutriamo, l'aumento della popolazione mondiale e i nuovi consumi alimentari in Cina, India, Russia e Brasile sono le principali cause del forte aumento nei prezzi di generi di prima necessità, con il rischio immediato di sopravvivenza per milioni di persone.

Va tenuto a mente che il continuo aumento dei prezzi di generi alimentari, non rappresenta soltanto una questione umanitaria. Anche i Paesi più sviluppati sarebbero penalizzati dai deficit della bilancia commerciale. Continuando così, il rischio è di arrivare ad una gravissima crisi alimentare, e i tumulti in molti Paesi del mondo, da Haiti, Camerun, Burkina Faso, Mauritania, Costa d'Avorio, Egitto e Marocco, ma anche Messico, Yemen... stanno a testimoniare il malcontento che dilaga, il quale rappresenta soltanto la punta di un iceberg, se si considera che la popolazione mondiale è in continua crescita, e passerà dagli attuali 6,2 miliardi di persone agli oltre 9 miliardi e 300 milioni nel 2050...

Ma già nel 2030 la richiesta di cibo raddoppierà.

La carestia del XXI secolo bussa alla porta... Che facciamo? Gli apriamo!?

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Tumulti, rivolte, violenze e disordini di piazza infiammano le strade di molti luoghi nel mondo.

Dall'Africa all'Asia, al Sud America il problema della fame è diventato un ostacolo ormai insopportabile.

Secondo la Banca mondiale, in un documento che stima gli approvvigionamenti alimentari dell'umanità, preparato per i lavori del Fondo Monetario Internazionale in programma a Washington, sono almeno 33 i paesi nel mondo a rischio d'insurrezione: Thailandia, Filippine, Bangladesh, Burkina Faso, Camerun, Indonesia, Costa d'Avorio, Mauritania, Mozambico, Senegal...

Ad Haiti, il paese più povero dell'emisfero occidentale dove la denutrizione è molto diffusa, già da mesi l'aumento dei prezzi delle materie prime agricole ha costretto la gente a mangiare biscotti fatti con fango, sale e margarina vegetale. Ieri, dopo che le Nazioni Unite hanno reso pubblico il documento, nella capitale Port-au-Prince i disordini hanno paralizzato le vie del centro: è dovuta intervenire la polizia sparando proiettoli di gomma sulla povera gente che voleva assaltare il Palazzo presidenziale.

Anche il vicino Egitto comincia a mostrare segni di insofferenza per il pane quasi introvabile.

Secondo la Fao, la crescita è stata nel 2007 in media del 40 per cento per il grano che ha raggiunto il prezzo più alto in venti anni. Aumenti vertiginosi anche per il mais, la soia, la colza, l'olio di palma ma soprattutto per il riso, l'alimento base per circa tre miliardi di persone. In Bangladesh, dove il problema è dare cibo a 144 milioni di persone, una tonnellata di riso è salita a 760 dollari, prezzo quadruplicato negli ultimi 5 anni.

Scioccante pensare che per 2/3 del pianeta una variazione di riso e farina segni di fatto il brusco passaggio alla fame.

Per far fronte a questa situazione la Banca Mondiale sta pensando ad un "new deal alimentare".

Le cause di tutto ciò sono ben note: aumento della domanda dei Paesi emergenti, riscaldamento climatico, continua urbanizzazione... han ridotto la produzione. Ma anche la speculazione di governi che giocano al rialzo dei prezzi.

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Fonte: L.V.
 

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