01/06/2008 €chos doc  
Il lato oscuro della globalizzazione
I TUMULTI PER LA CRISI ALIMENTARE
Il pianeta produce abbastanza cibo per sfamare tutti i suoi abitanti. Tuttavia le popolazioni di mezzo mondo sono sempre più malnutrite, vittime dell'impennata dei prezzi e della scarsità di risorse fondamentali, non ultima l'acqua. Gli scontri, scoppiati a febbraio in Egitto e ad Haiti, hanno rapidamente coinvolto tutto il Sud del mondo, seminando morte e violenza dall'Indonesia al Senegal, dal Camerun alle Filippine. Governi e comunità internazionale corrono ai ripari: i Paesi arabi creano scorte alimentari, l'Onu istituisce una task force e, da Washington, Bush lancia la "lotta globale alla fame".

UNA CRISI DAI CONTORNI PLANETARI
La crisi alimentare che, stando all'ultimo rapporto Fao, colpisce 37 Paesi, si sta estendendo a macchia d'olio fino ad assumere contorni planetari. Nel mercato globale, a pesare di più sui prezzi è il caro-petrolio, che condiziona produzione e distribuzione dei beni alimentari. I più colpiti sono Medioriente e Africa, che importano oltre il 70% del cibo che consumano. Le conseguenze del caro-prezzi sono già visibili anche nelle opulente Usa ed Europa. Un po' meglio - ma non troppo - se la passano i Paesi che negli ultimi anni hanno investito nell'agricoltura e negli Ogm, quali Canada, Argentina, Vietnam

L'ETANOLO, ASSASSINO DEL CIBO?
Con il petrolio stabilmente sopra i 100 dollari al barile, l'attenzione delle economie industriali si rivolge ai biocarburanti ricavati da prodotti agricoli, mais e canna da zucchero in testa. La produzione di etanolo (il Brasile ne è il leader mondiale) ha provocato un mutamento nella destinazione d'uso di milioni di ettari coltivabili, di solito destinati a beni alimentari.
Messi sul banco degli imputati, i biocarburanti vengono in qualche modo scagionati da un rapporto Onu-Banca mondiale, secondo cui essi incidono per il 10% sull'aumento dei prezzi e le ragioni della crisi vanno ricercate altrove.


CINDIA", NUOVI MENU' IN TAVOLA
Una delle cause del caro-prezzi risiede nell'adozione di modelli di consumo occidentali da parte di popolazioni il cui reddito è aumentato negli ultimi anni. La Cina consuma oggi 32 litri di latte a testa, contro i 9,5 di appena 10 anni fa, e le associazioni di categoria prevedono un aumento medio annuo del 15%. L'India ha triplicato in 10 anni le sue importazioni di prodotti alimentari, compresi beni come vino e prosciutti. I due giganti asiatici (40% della popolazione mondiale) vivono mutamenti simili a quelli degli anni '50 in Europa, con conseguenze già evidentissime. La nuova ricchezza, specie in Asia, si traduce in un aumento dei consumi di carne bovina, con conseguente diffusione dell'allevamento e dell'acquisto di mangimi, cereali e soia, i cui prezzi sono lievitati di pari passo con l'aumento della richiesta. Il rialzo del potere d'acquisto ha fatto sì che, dal 2002, la Cina sia passata dal gruppo degli esportatori di beni alimentari a quello degli importatori. La Ue, con le sue sovvenzioni all'agricoltura, contestate dalla comunità terzomondista, resta il primo esportatore mondiale di prodotti alimentari, e fin qui risente moderatamente della crisi.

COSCIA O PETTO? LA DIFFERENZA C'E'
Le abitudini alimentari sono cambiate anche in Occidente, e la scelta di cibi sempre meno grassi ha avuto conseguenze sull'economia dell'intero pianeta. Un esempio è il boom dei petti di pollo sulle tavole europee, a scapito delle cosce e delle ali. Nell'impossibilità di creare polli con due petti, Europa e Usa esportano verso i Paesi emergenti gli scarti del mercato locale a prezzi risibili, creando una forma di dumping. Così, centinaia di allevatori africani, incapaci di competere con i colossi occidentali, si sono dovuti arrendere: solo nel 2003, e solo nel Camerun, gettarono la spugna 11.000 piccole aziende.

LA "MIOPIA" DI BRETTON WOODS
Da quando sono scoppiati i tumulti ad Haiti e in Egitto, un coro di critiche ha preso di mira Fondo monetario e Banca mondiale, accusate di "miopia". La questione del "diritto all'alimentazione" è spesso rimasta fuori dalle riunioni internazionali e dalle politiche di sostegno allo sviluppo, e oggi i Paesi poveri si dibattono in annose carenze strutturali che frenano ancora la produzione. Lo scorso 2 aprile, il presidente della Banca mondiale,Zoellick, ha lanciato un "New Deal" agricolo rivolto all'Africa, con un raddoppio dei prestiti che però già in molti reputano insufficiente.

LE RESPONSABILITA' DEI GOVERNI
Al livello delle singole Nazioni, sono mancate politiche di riforma agricola che consentissero di superare la logica del latifondo e favorissero una diversificazione delle colture. Lo sviluppo nel Terzo mondo, inoltre, si è spesso basato sull'eccessiva specializzazione di un settore ai danni di altri, secondo una logica che mira più al mercato estero che a quello interno.Capita allora che, per un Paese come il Gabon, l'abbondanza di petrolio sia diventata uno svantaggio per un popolo sempre più affamato. Lo stesso vale per il cacao della Costa d'Avorio, le arachidi del Senegal, il cotone del Mali.

A CHI GIOVA LA CRISI
Durante la Seconda guerra mondiale, la borsa nera fece la fortuna di migliaia di trafficanti di ogni genere. Nel "villaggio globale", alcuni meccanismi economici rimandano a quello schema: sfiduciati dalle Borse e dal settore immobiliare, colpito dalla crisi dei mutui Usa, gli speculatori riscoprono il valore del cibo, bene fondamentale, e investono massicce somme di denaro. Esemplare il caso del riso: solo il 7% di quanto si produce si scambia, ma la domanda cresce dell'1% e la produzione cala dello 0,5% annuo, a causa dell'urbanizzazione e dei mutamenti climatici. Risultato: aumenti fino al 300% annuo. In un'economia dove la corsa agli alimenti è ormai una realtà, si consolidano i guadagni delle grandi multinazionali del settore. Tutti i giganti della produzione e della distribuzione hanno registrato nell'ultimo anno progressi dei profitti a due cifre, e nessuno pare intenzionato a ridurne i margini o a perdere quote. Nel commercio di cereali, il colosso americano Cargill ha visto i suoi guadagni crescere del 70% nel 2007, la rivale Adm si è fermata al 67%. Nel commercio di Ogm, domina Monsanto: +44%. Boom anche tra i fertilizzanti: +72% la canadese Potash,+95% la cinese Sinochem.

UE: "I SUSSIDI NON SONO UNA COLPA"
"I sussidi europei all'agricoltura non hanno nulla a che fare con la crisi alimentare in atto". Lo assicura Mariann Fischer Boel, Commisssario Ue all'Agricoltura. "In passato potevamo essere accusati, non senza ragione, di condizionare il commercio mondiale di materie prime e nuocere ai contadini del Terzo mondo. Ma le riforme degli ultimi 15 anni hanno spezzato il legame diretto tra sussidi e produzione, e oggi il Wto ritiene che il 90% dei nostri aiuti non condizionano negativamente il mercato".
"Entro il 2013 contiamo, poi, di eliminare ogni sussidio alle esportazioni". "La Ue teme gli effetti del caro-prezzi e vuole perciò orientare gli aiuti allo
sviluppo nei Paesi poveri verso l'agricoltura", prosegue Fischer Boel. "L'aumento dei prezzi può tuttavia aiutare lo sviluppo nelle aree rurali dei Paesi poveri che producono cibo, fermando l'esodo dalle campagne". "Da parte Ue, esistono molteplici forme di aiuti: export esentasse per 49 Stati che non comprano armi, record di importazioni dai Paesi emergenti (l'85% dell'export di prodotti alimentari africani e il 45% di quelli latino-americani, ovvero più di quanto importano Usa, Canada, Giappone, Australia e N.Zelanda)"


FAVORIRE L'AGRICOLTURA LOCALE
Da quando è scoppiata la crisi, la Fao è stata chiamata in causa dai governi: c'è chi ne loda la capacità di coordinamento e chi ne critica l'attività. Lo scorso dicembre, la Fao ha lanciato l'iniziativa ISFP per arginare i rincari in 37 Paesi, favorendo l'agricoltura locale. Per attuare il programma, servono 1,7 miliardi di dollari. "Fin qui abbiamo ricevuto 8,5 milioni dalla Spagna, e altrettanti li abbiamo attinti dai nostri fondi", spiega a Televideo Cristina Amaral, coordinatrice ISFP. "La Conferenza dei donatori si terrà dal 3 al 5 giugno, in parallelo al Vertice sulla sicurezza alimentare".

"Il Vertice sulla sicurezza alimentare si porrà davanti alle sfide poste da rincari, mutamenti climatici e biocarburanti, creando un'agenda per un'azione globale e coordinata". "Punteremo, nel breve termine, a istituire programmi urgenti per affrontare l'emergenza e creare reti di sicurezza produttiva, combinate a un'azione di sostegno per la produzione di cibo e la riabilitazione delle infrastrutture rurali e agricole".

"Il tutto - spiega ancora Amaral - si inquadra nell'ottica di una riduzione delle perdite dei raccolti e di una strategia per lo sviluppo del mercato".

"Nel lungo termine, la Fao mira a creare un'ossatura politica che favorisca gli investimenti in campo agricolo ecoresponsabile. Si tratta di dare ai piccoli coltivatori un ruolo concreto nel processo di riduzione della fame".

"Occorre adattare agricoltura, pesca e silvicoltura all'evoluzione delle condizioni climatiche, investendo nella ricerca scientifica e tecnologica e sviluppando le capacità di ogni Paese".
"Anche i biocarburanti dovranno tenere conto della sicurezza alimentare, dei redditi e delle necessità energetiche dei Paesi in via di sviluppo", conclude
Cristina Amaral.


CLIMA E AGRICOLTURA SECONDO LA FAO
"I cambiamenti climatici avranno un impatto particolarmente marcato nei Paesi tropicali", spiega a Televideo Wulf Killman, presidente del gruppo misto di lavoro Fao sui mutamenti climatici. "L'aumento delle temperature e delle precipitazioni influiranno sia sul tipo di colture che sulla quantità raccolta. Scenari assai gravi si prospettano per il Bangladesh e ll Delta del Nilo".
"Ricordiamo che nel 2050 vivranno nel pianeta altri 3 miliardi di persone, e la popolazione aumenterà più in fretta nelle aree tropicali. Oggi, 850 milioni di persone patiscono la fame; serve un grande sforzo per l'alimentazione".


LA DISPERSIONE SCOLASTICA
Secondo un'indagine della Cgil, i ragazzi che lavorano in Italia registrano gravi insuccessi scolastici e presentano un atteggiamento negativo verso la scuola, spesso trasmesso dalle famiglie di provenienza.L'apprendimento, l'istruzione scolastica sono percepite come superflue e prive di utilità. Ripartire dalla scuola per combattere il lavoro minorile è fondamentale. Per questo il ministero della Pubblica Istruzione ha promosso il progetto Scream dell'Organizzazione internazionale del lavoro (Oil) per la prevenzione della dispersione scolastica.


FINE

Brasile, schiavitù, fame o etanolo



Fonte: televideo.rai
 

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