19/05/2009 €chos doc  
L'epopea dei nuovi pirati
Sebbene sia cresciuto con l'idea romantica della pirateria, non mi metto certo a guardare con occhi compassionevoli le gesta di questi moderni pirati, poichè le loro ragioni contengono anche motivazioni capaci di farsi valere in eterno. E' la storia del mondo, dei popoli, dell'oppresso nell'eterna guerra tra giustizia e ingiustizia, poveri e ricchi a tenere vive certe "mitiche usanze".

Oggi come ieri le tecniche d'arrembaggio dei pirati sono più o meno le stesse: accostato il proprio barchino o natante al cargo o yacht da assaltare, viene bloccato con ganci e rampini, per permettere loro di salire velocemente a bordo, dove coi mitra spianati s'impadroniscono del comando del cargo, imprigionando l'equipaggio, dirottando la nave in qualche porto amico, depredandolo e chiedendo un riscatto per gli ostaggi.

Oltre che attorno al Canale di Panama e allo Stretto di Malacca, dove la pirateria è un pericolo costante, la filimbusta del nuovo millenio sta sfidando le potenze navali mondiali in un vasto tratto di mare al largo del Corno d'Africa, solcato dai grandi bastimenti provenienti da e per il Canale di Suez.

E' guerra tra compagnie di navigazione ed ex pescatori, diventati banditi ", poichè un abbordaggio può fruttare loro 10 mila dollari, mentre il guadagno medio di un lavoratore somalo è di circa 500 dollari l'anno. Tuttavia, al pari della nostra mafia che in Sicilia, per anni, ha sempre avuto la linfa ideale per sopravvivere, allargandosi capillarmente, c'è anche chi ha scelto di diventare pirata "per una improvvisa illuminazione generata da una situazione catasfrofica nazionale che sembra non prevedere sbocchi", ma innescata anche dalla pesca illegale, praticata specialmente da imbarcazioni provenienti dall'Oriente, e dall'inquinamento, causato dallo svessamento in mare di rifiuti tossici, che li sta impoverendo sempre più.

Vista in un certo modo, la situazione della pirateria moderna assume tutt'altra connotazione. La loro dichiarata guerra al mondo capitalista, reo di aver saccheggiato per troppo tempo terre che non gli appartenevano, lasciando al suolo gli avanzi delle loro opulente libagioni opportunamente innaffiate da disastri ambientali perpetrati su una terra ormai svuotata dei suoi preziosi elementi... ha le sue ragioni.

Col bottino ottenuto attraverso le loro azioni criminali, i pirati, oltre che dividerlo con i capi e le comunità di appartenza (dando priorità ai malati, anziani e poveri), possono fornirsi a piene mani di armi, computer, lanciarazzi, apparecchiature di navigazione sofisticate, strumenti tecnologici, telefoni satellitari che gli consentono di comunicare direttamente con le agenzie di stampa per pubblicizzare le loro gesta, e diramare le condizioni.

"Abbiamo catturato una nave che trasportava materiale industriale, comprese le auto bianche con il logo dell'Onu", ha riferito l'altro giorno un pirata all'agenzia Reuters. Difatti, nonostante la presenza sempre più nutrita di forze Nato, e della canalizzazione del traffico in alcuni corridoi lontani dalla costa, ai pirati riesce di mettere a segno sempre qualche buon colpo . Nel nostro caso, è toccato ad un mercantile ucraino che trasportava materiale Onu.

Le zone più a rischio sono le coste del Putland, un territorio autonomo della Somalia, che suscita grande interesse per le sue riserve di greggio, e del Somaliland, l'ex colonia inglese, indipendente dalla repubblica somala sin dal 1991, popolata da tre milioni e mezzo di abitanti, e non riconosciuta dall'autorità internazionale.

Intanto. questa nuova pirateria ha allargato il suo raggio d'azione, addentrandosi nell'Oceano Indiano e sequestrando numerose imbarcazioni.

Anche ieri, un altro attacco, il secondo in un anno, per il Neverland, una nave cisterna da 56 mila tonnellate, battente bandiera italiana, in navigazione verso l'India. Un barchino con pochi uomini armati a bordo, un inseguimento nello stretto tra Somalia e Yemen, davanti al golfo di Aden, una serie di manovre per impedire ai pirati di salire a bordo... poi l'SOS del comandante captato dalla fregata Maestrale, una delle due unità italiane in missione antipirateria nel golfo di Aden, dal cui ponte è stato lanciato un elicottero che ha raggiunto il Neverland, allontanando, in tal mondo, il natante dei pirati.

da TV7 su Rai Uno - Per gli armatori, il problema è serio, tanto che si sta riconsiderando l'idea di ritornare a circumnavigare l'Africa. Già lo scorso Natale, due compagnie di navigazione britanniche avevano deciso di evitare la rotta del canale di Suez per non finire nelle mani dei pirati, e dirigersi verso l'Europa attraverso il Capo di Buona Speranza. Una soluzione che avrebbe impedito ai containers, provenienti dall'Asia, in quel periodo colmi di giochi per i bambini inglesi, di giungere a destinazione prima del 25 dicembre. Da quel momento Londra cominciò con lo studiare strategie per rendere sicuro quel tratto di mare e combattere un'emergenza, che oltre all'incolumità del personale delle navi, sta avendo seri risvolti finanziari.

Se gli attacchi dei pirati nel Golfo di Aden dovessero aumentare il rischio è che molte compagnie decidano di cambiare rotta. Attualmente, per il governo britannico, solo l'uno per cento dei mercantili viene attaccato dai pirati e ancora meno è il numero dei tentati sequestri.
Se le azioni che richiedono un intervento armato cominceranno a moltiplicarsi, di sicuro la rotta che circumnaviga il Sud Africa, diverrà più attraente.

Al momento, però, una risposta armata agli attacchi è considerata al troppo pericolosa. Londra propende per una strategia comune di contrasto con varie organizzazioni internazionali per la sicurezza, dove un miglior cordinamento porterebbe ad una efficienza maggiore e all'incremento della sicurezza nella zona.

Quello che sta accadendo in queste acque è un danno che comincia ad essere sensibile anche in termini economici, facendo lievitare fortemente i costi di spedizione, inducendo, pertanto, le compagnie assicurative a correre ai ripari.

I Lloyds di Londra, ad esempio, ha rivisto le sue tariffe. Da decenni il rischio dei pirati non era più calcolato dagli armatori, che si accontentavano di assicurare navi, equipaggi e carichi solo contro rischi generici. Ma ora i Lloyds, che iniziarono la loro attività nel 1688 a Tower Street, in un caffe' di cui era proprietario un certo Edward Lloyd, hanno sentito il bisogno di lanciare un'assicurazione antipirateria che contempla nella sua polizza rimborsi, spese legali, occupandosi anche di fare arrivare i soldi ai sequestratori.

Attualmente, un tragitto via Golfo di Aden può costare fino a 30 mila dollari di assicurazione, più conveniente comunque che pagarsi una scorta armata, stimata attorno ai 100 mila dollari o rispetto alla rotta alternativa attorno all'Africa, che tra carburanti, stipendi e tempo può raggiungere il costo di un milione e mezzo di dollari. Il problema è che anche la copertura massimale è limitata, non più di tre milioni di dollari, mentre il costo medio di un riscatto è attorno al milione di dollari.

Gli sviluppi della pirateria internazionale hanno portato il livello delle polizze a decuplicarsi nel giro di due anni. Tuttavia, in altre zone del mondo (Panama e Malacca) il pericolo di perdite è considerevolmente più alto.

Fonte: il professor echos
 

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