01/09/2007 Alfabeto prof echos  
D come desertificazione
"Cumuli pesanti milioni di tonnellate si muovono inesorabilmente, in formazioni regolari, crescendo ma mantenendo la loro forma e riproducendosi in una grottesca imitazione della vita che offende l'immaginazione".

Si parla di deserto. "Nella sabbia pensiamo di trovare disordine, invece siamo stupiti dalla geometria" dice Ralph Bagnold, un ufficiale inglese nel 1941, nel saggio "La fisica della sabbia e delle dune".

Le terre emerse coprono oltre 1/3 della superficie terrestre, di queste i deserti rappresentano circa il 7% e ogni anno altri 70 mila chilometri quadrati di terra fertile si aggiungono ad essi. Grazie all'effetto serra e alle inesplicabili gesta umane, sono a rischio le esistenze di più di un miliardo di persone inseguiti dalla sabbia che li rincorre in oltre 100 nazioni. La siccità sta aumentando e l'esodo delle popolazioni dell'area tropicale verso il Nord del pianeta sta assumendo proporzioni enormi. Quasi un milione di profughi l’anno, un miliardo di persone minacciate, corrispondenti ad almeno due terzi dei poveri del mondo, vivono in zone aride e la metà in zone dove il degrado ambientale è una minaccia per la produzione agricola di sussistenza. Nella regione del Sertao, in Brasile, le dune hanno già scacciato una decina di milioni di persone, mentre 700 mila disperati hanno abbandonato il centro arido del Messico in direzione della costa. Tutto è messo a rischio, dal momento che la coltivazione e il pascolo divengono meno produttivi...

La desertificazione deriva dalla siccità e dalle attività umane. Come molte malattie terminali, all'inizio può essere scambiata per una sindrome benigna: pochi granelli di sabbia che sbattono sulla porta di casa... mentre invece è una situazione di degrado progressivo, da non confondere con il deserto, un'ecosistema che ha raggiunto il suo equilibrio. L'inaridimento cresce perchè si pretende di creare grandi aggregati urbani alle porte del deserto e di sfruttare eccessivamente il turismo concentrando quantità insostenibili di persone in luoghi che erano rimasti in equilibrio per secoli, come ad esempio Petra, 250 km a Sud di Amman, la capitale della Giordania.

In un precedente post l'avevamo presentata così: "la desertificazione è definita dal modo in cui l’impatto umano può produrre condizioni simili al deserto nelle aree non naturali. S'intende cioè la diminuzione o la scomparsa della produttività e complessità biologica o economica delle terre coltivate, coltivazioni intensive che esauriscono il suolo; l'allevamento di bestiame che porta ad eliminare la vegetazione, utile a difendere il suolo da fenomeni erosivi; alberi, indispensabili per il terreno che trattiene il manto superficial, tagliati per essere utilizzati come legname da costruzione o, come accade tuttora in maniera rilevante in Cina e in Africa, come legna da ardere per riscaldare e cucinare; attività irrigua effettuata con canali e tubazioni scadenti rende salmastre le terre coltivate desertificando centinaia di migliaia di ettari di terreno all'anno.

"Pensi che il vento cambi ma poi continua a soffiare nella stessa direzione e spalare sembra non bastare mai: un giorno alzi gli occhi da terra e capisci che le dune si sono avvicinate" raccontano i vecchi di El Qued, una città algerina di quelle di cui si fa presto a dimenticare il nome, perchè un giono c'era e quello dopo è sparita sotto dune che avanzavano 8 centimetri al giorno. Lo stesso dicasi del deserto Acatama in Cile e sull'altopiano del Quingai in Tibet, dove una volta l'erba era tanto alta che le mucche ci si nascondevano. E per non dire del lago d'Aral, vittima d'uno dei più gravi disastri ambientali provocati dall'uomo, innescato dai burocrati sovietici nel 1918, i quali decisero che l'Asia centrale era il posto ideale per coltivare il cotone, mai visto prima da quelle parti, e che per farlo bisognava togliere acqua al lago. Così nel 1960 erano stati irrigati 6 milioni di ettari. Ora sono 10 milioni, anche in terre remote al confine con la Cina e l'Afghanistan. Oggi però il lago d'Aral non c'è più: il 90% è sparito e quello che resta ha una concentrazione salina troppo alta, perciò insalubre. I villaggi dei pescatori, che una volta bagnavano le coste del lago, ora si trovano a decine di chilometri dall'acqua. Attorno un nuovo deserto, immenso, attraversato da tempeste di sabbia ai pesticidi.

Per il nuovo segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, la desertificazione non è solamente il più grande problema ecologico che conosce il mondo, è anche un grande ostacolo alla soddisfazione dei bisogni fondamentali dell’uomo nelle zone aride. Compromette la salute e il benessere di 1,2 miliardi di persone in più di un centinaio di Paesi.


Fonte: L.V.
 

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