13/04/2011 Energia  
Energia: il risparmio che uccide

"Le cose più belle della vita o sono immorali, o sono illegali, oppure fanno ingrassare" ... e morire..

Nel mondo, ogni anno, si consumano circa 12 MLD di tonnellate equivalenti a petrolio, cui l'80% è composto da fossili (carbone, petrolio, gas); il 5% è energia nucleare e il 10 % se lo spartiscono idroelettrico, la fetta più consistente, e le energie alternative (solare, eolico, fotovoltaico).

Da 200 e più anni, da quando l'uomo ha scoperto che l'energia gli avrebbe alleviato la vita, la popolazione mondiale è cresciuta enormemente, da sei zeri a nove zeri di oggi (circa 6 mld) e tende a crescere esponenzialmente.

Siamo dunque giunti ad un punto della storia dell'umanità in cui, per sostituire il lavoro manuale e il lavoro delle macchine, c'è necessità di molta energia. E dato che l'energia che ci offre il pianeta non è mai regalata (ce la meritiamo, forse?), anzi, costa tantissimo dal punto di vista economico, e il cercarla nelle viscere della terra e degli oceani è una gran fatica, oltre a costituire un rischio continuo per le vite umane e per l'ambiente, da qualche parte e in qualche modo dobbiamo approvvigionarcene.

Purtroppo, quella che sarebbe forse più semplice prendere all'esterno, dal sole e dal vento, rappresenta solo una piccolissima parte di tutta l'energia che ci occorre, ed ha delle problematiche (questioni fisiche) non ancora risolte, oltre ad una concentrazione di energia molto scarsa (basterebbe catturare 6 ore di illuminazione solare sulla terra per coprire la domanda di energia di un anno), rispetto alle potenzialità che offrono le energie fossili.

Ancora nel 2011 cresce nel mondo la produzione di carbone ( 6,5 miliardi di tonnellate nel 2010). Nel paese più progredito del globo, gli Stati Uniti, il 45% dell'energia proviene dal carbone (con emissioni di anidride carbonica pari a 1,56 miliardi di tonnellate), e in quella che sta diventando la Cina del futuro, che attualmente, con 1,66 miliardi di tonnellate è il Paese che emette più CO2 in atmosfera, le malattie derivanti dal consumo di carbone, che è un inquinante potentissimo e fa molto male alla salute dell'uomo oltre che a quella del pianeta, uccide ogni anno 600 mila e più persone.

Sembra proprio che il destino dell'uomo, il quale non è in grado di privarsi del comfort e delle comodità che l'oggi gli offre, è sempre più legato alla disponibilità di energia a costi bassi.

La storia suggerisce che il nucleare uccide raramente e provoca poche malattie. Secondo una serie di analisi fare l'elettricità dal nucleare risulta essere meno dannoso per la salute umana, che ottenerla con carbone, petrolio o con gas naturale. Questo è ancor più vero, se i probabili effetti dei cambiamenti climatici dovessero peggiorare.
Ebbene, secondo una ricerca del Washington Post, risalente a un paio di anni fa, quindi prima del terremoto in Giappone e dell'incidente di Fukushima, l'incidenza dell'energia sulla salute vedeva al primo posto il carbone, poi il petrolio, seguiti da biomasse e nucleare.
Il nucleare, nonostante la psicosi e le preoccupazioni che si porta dietro, è l'energia che da meno danni accertati di morti e malattie gravi, ed il dibattito su di esso non è mai scomparso, in quanto è sempre stato una fonte di energia molto controversa e pericolosa, spesso associata mentalmente alle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaky del 1945, oltre che al disastro di Chernobyl del 1989.
E in un mondo in cui sta crescendo notevolmente il consumo di elettricità, se ne fanno circa 20 mila miliardi di chilovattori, 2700 si fanno col nucleare ogni anno, circa il 15%. Ragion per cui, attualmente, è la migliore energia che c'è, e per il fatto che non emette anidride carbonica se non piccole e insignificanti perdite di radiazioni, viene da molti indicata come l'energia del futuro
Man mano che si va avanti vanno esaurendosi i fossili, che inquinano troppo, e che azionano il problema dell'effetto serra. L'unica soluzione possibile è quindi il nucleare, naturalmente assieme alle energie rinnovabili, specie solare ed eolico, le più acclamate dal popolo verde, quindi anche dal sottoscritto, nel momento in cui, però, esse avranno un'importanza pari almeno a quella che il nucleare, e non il carbone, il gas o il petrolio, effettivamente garantirebbe. Ma per far si che le energie rinnovabili abbiano un'incidenza rilevante sul consumo mondiale, c'è d'aspettare ancora, per i motivi di cui abbiamo accennato nel post precedente e perchè il problema del solare, ad esempio, è che costa tantissimo: in Italia, secondo dati recenti, esso vale 8mila MW, che è una percentuale pari al 3% delle nostre esigenze energetiche, che costeranno comunque ai contribuenti italiani 3,5 MLD l'anno sulle bollette.
Tuttavia, il problema che si vuole affrontare ora è un altro, quello legato cioè all'incidenza degli incidenti e delle morti provocati dalle fonti energetiche legate ai fossili e all'idroelettrico... Sì, anche il tipo di energia che l'uomo da secoli trae dalle acque è la fonte energetica che rischia di essere più direttamente colpita dai cambiamenti climatici e meriterebbe, al pari del nucleare, una pausa di riflessione.
Povero Giappone, in balia della violenza mostruosa della natura che lo sta facendo barcollare ripetutamente! Ed in più, un istante dopo il terremoto (particolarmente efficiente nell'eccitare lo spostamento dell'asse terrestre sia per dove è accaduto e sia per come è avvenuto), lo tsunami ha provocato il disastro alla centrale nucleare di Fukushima e il grande pericolo radioattivo che tuttora incombe, il quale, per colpa anche di altre scosse sismiche di minore forza ma ugualmente terribili che continuano a farsi sentire, ha raggiunto il livello di pericolo da 5 a 7, cioè il massimo, equiparandolo a quello della centrale nucleare di Chernobyl, anche se, dicono gli esperti, non è prevista una contaminazione generalizzata in quanto le caratteristiche dell'incidente sono completamente differenti.

Nel caso di Chernobyl c'è stata una frattura del guscio di contenimento che ha consentito a tutto il materiale radioattivo d'essere esposto all'ambiente; nel caso di Fukushima, invece, ci sono state delle piccole falle e delle piccole crepe che circoscrivono la contaminazione a piccole quantità che sono state rilevate nell'ambiente. La stessa Tepco, la società che gestisce l'impianto nucleare giapponese, precisa che la quantità di particelle radioattive rilasciate dalla centrale di Fukushima è pari a 1/10 di quelle sprigionate nella centrale Ucraina.

Ad un mese dal terremoto, i tecnici giunti da ogni parte del mondo non sono riusciti a contenere la fuga di materiale radioattivo che rende incalcolabili i danni per la salute e per il terreno, destinato a trasformarsi in un deserto. C'è da consolarsi se si pensa che davanti calamità così possenti si siano salvate le altre 50 centrali nucleari!

Purtroppo, l'energia che consumiamo proviene da grandi impianti, complessi e difficili, che possono dare problemi, specie in casi estremi. Proprio la Tepco che lavora in un sistema in cui è facile aggirare i controlli, dimostra come sia delicato gestire gli impianti nucleari. Il problema è che negli ultimi due decenni il libero mercato, specie nel campo elettrico, ha messo questi grandi e complessi impianti in mano ai privati, dove spesso si generano conflitti d'interesse. Sembra difatti che la volontà di risparmiare sui costi della centrale di Fukushima, che risale alla fine degli anni 60, abbia indotto la Tepco, che alle spalle ha una lunga storia d'incidenti, e che già nel 2006 doveva fare una revisione di tutte le procedure di sicurezza, a commettere diversi errori. Il primo, nei momenti immediatamente successivi allo tsunami. Gli ingegneri, che non avevano piani di emergenza precisi, credevano che i reattori si fossero spenti automaticamente, ma hanno dimenticato che nei depositi le barre di combustibile esaurite avessero cominciato a reagire e a surriscaldarsi. Poi è venuto alla luce un grossolano errore di progettazione, in quanto erano stati costruiti i generatori di soccorso in una posizione troppo in basso, sotto il livello del mare, lì a due passi, mentre invece sarebbero dovuti essere più sopra, di modo che il maremoto non li avrebbe travolti. Se lo avessero fatto, dicono gli esperti, i generatori si sarebbero azionati e avrebbero impedito tutte le successive complicazioni.

Anche per la piattaforma petrolifera della BP Deepwater Horizon nel Golfo del Messico, sono stati usati materiali non idonei a quelle profondità: 1500 metri fin sul fondo dell'acqua poi altri 6000 attraverso un buco, in cui è stato posto prima dell'acciaio e poi cementato con sostanze particolari. Ma per tenere giù quelle forti pressioni sottomarine ci sarebbero voluti degli accorgimenti particolari e costosissimi... che non sono stati presi, indi per cui, per risparmiare sul cemento ne è venuto fuori un immenso disastro ambientale. Senza parlare poi di altre tragedie ambientali, come quello del più grave disastro chimico della storia, accaduto il 2 dicembre 1984 a Bophal, in India, quando la morte ha colpito molti nel sonno, non appena da uno stabilimento industriale di pesticidi della multinazionale statunitense Union Carbide India Limited (UCIL), sono fuoriusciti 54 tonellate di un potentissimo gas letale ed altre 12 tonnellate di reagenti chimici. La nube tossica uccide immediatamente 3500 persone. Causa cecità, paralisi, cancri e avvelenamenti che porteranno presto a 25 mila il numero delle vittime. Si ammalano agli occhi, ai polmoni, al fegato, altri 100 mila sopravissuti... ma è solo l'inizio, in quanto la popolazione dovrà fare i conti a lungo con questo disastro. I veleni hanno contaminato oltre l'aria anche le falde acquifere, la terra, il cibo, e ucciso il bestiame, che era nella zona l'unica forma di sostentamento. E nessuno, a cominciare dall'industria chimica responsabile del disastro, bonifica la zona, così col passare del tempo, i veleni che si sono sprigionati a tonnellate nell'incidente, passano di madre in figlio, facendo nascere molti bambini con malformazioni, malattie genetiche, disturbi del sistema immunitario e il numero dei tumori sale vertiginosamente, uccidendo ancora, a distanza di molti anni da 10 a 30 persone al mese.

Qualche tempo dopo si è scoperto che il disastro è stato causato tecnicamente da un errore: acqua in grandi quantità è penetrata in una cisterna in cui erano stoccate decine di tonnellate di agenti chimici fortemente instabili e che proprio a contatto con l'acqua hanno portato ad un forte aumento della temperatura, scatenando una spaventosa reazione chimica senza precedenti. Indagini successive hanno poi accertato che il sistema di sicurezza era stato disattivato, l'impianto di raffreddamento spento per risparmiare, UDITE, UDITE... 45 miseri dollari al giorno.

Da quanto accade, è quindi comprensibile come il nucleare, le cui radiazioni non si vedono e generano perciò terrore, preoccupi tutti. Non dimentichiamo però che il nucleare è una energia pulita - e il pianeta sa di quanto ce n'è bisogno! - e l'alternativa ad esso, almeno per il momento e per i prossimi decenni è il carbone, il gas e l'idroelettrico, che però è una fonte energetica che si fa sempre di meno e che rischia d'essere più direttamente colpita dai cambiamenti climatici, in quanto è sensibile all'aumento, alla tempistica e alla struttura geografica delle precipitazioni e della temperatura. E poi, se si fa la conta dei decessi, le grandi dighe idroelettriche sono le più pericolose. Basta ricordare il crollo in simultanea delle dighe Banqiao e Shimantan in Cina, nell'agosto del 1975, che subito dopo la rottura hanno scatenato uno tsunami con ondate alte sei metri e 12 chilometri di larghezza che ha inondato 29 province facendo annegare 26 mila persone, più altre 200 mila per via delle conseguenze.

Insomma, dove ci si volta sono tragedie, e questo dovrebbe indurre a ragionare sulla sicurezza dei futuri impianti energetici e pensare che, specialmente per il nucleare, la nazionalizzazione sarebbe la soluzione più appropriata.


Scritto da Luciano Vecchi

Immagine:homeenergyabout.com

Fonte: ``
 

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