22/04/2008 Energia  
Nucleare: la sfida continua

Da un punto di vista energetico l'Italia è un paese in emergenza che, diversamente da altri Paesi, non può permettersi il lusso di aspirare ad avere solo energie rinnovabili, le quali anche con un totale rimodernamento della rete elettrica non sono in grado di soddisfare la richiesta energetica delle nostre industrie.

Mi accingo a scrivere questo post ben sapendo il mare di proteste che esso potrà suscitare, soprattutto da parte dell'elettorato di sinistra e centro sinistra, che di questo problema ne ha fatto una bandiera. Probabilmente, questo agli occhi di molti verrà visto come un affronto all'ambiente, perciò non mi meraviglierò qualora verrò tacciato per un antiambientalista. Il che non è vero, ovviamente! Bisogna forse essere di sinistra per occuparsi "in maniera seria" di ambiente ed energia? Non credo, anche se riconosco che coloro che più se ne occupano hanno provenienza (culturale) da quella sponda! Tuttavia, forse se ne occupano solo dal loro punto di vista, adducendo a critiche che più o meno si conoscono: problema delle scorie, costi, tempi, sicurezza... Tutte problematiche che oggi possono essere superate, specie se ci si mette sopra a studiare tutti insieme il modo migliore.

Ora, siccome sono settimane che penso di scrivere un post su questo argomento, mi sono messo in giro per il web a cercare notizie. Naturalmente, la maggior parte della documentazione aggiornata sulla materia è scritta in inglese: lì si parla ampiamente del problema delle scorie nucleari, di sicurezza dell'impianto, di reattori nucleari di terza e quarta generazione che si stanno sviluppando in parecchi paesi. Su quegli articoli leggo che il primo reattore di Terza generazione sta funzionando in Giappone sin dal 1996, mentre quelli di Quarta generazione, che saranno costruiti e gestiti dai paesi che già utilizzano a pieno regime i reattori standard della Seconda generazione e stanno installando quelli di Terza ( Finlandia, Francia, Cina, Giappone, Regno Unito e USA), saranno disponibili a partire dal 2030.

Anche il problema sul trattamento delle scorie ha fatto molti passi avanti. Se ne è occupata pure l'Università di Pisa. In un documento, che ho potuto leggere grazie ad un link trovato in un forum, (stranamente, il link e l'articolo in cui esso era contenuto sono scomparsi!!!), si diceva che le scorie con durata millenaria sono meno del 10% del totale, e che possono essere ritrattate accorciando il loro periodo di radioattività. Sono inoltre presenti processi chimici che schermano la radioattività come la vetrificazione.

Sempre sulle scorie è di ieri la notizia della francese ASN (Autorité de sûreté nucléaire), la quale, dopo una revisione approfondita durata cinque anni relativa alla gestione a lunga durata di materiali e rifiuti radioattivi, ha recentissimamente pubblicato un interessante documento sullo stoccaggio definitivo di rifiuti radioattivi in formazioni geoligiche profonde.

Da noi, invece, sono decenni che si parla di nucleare si nucleare no, intanto siamo giunti dove siamo giunti (in riserva più che cronica), dimenticandoci forse, che il nucleare rappresenta energia pulita ed è una delle poche fonti di energia che permette un controllo completo dei suo scarti...

Circa i 4/5 dell'attuale produzione energetica italiana è ottenuta bruciando petrolio, gas naturale e in misura minore carbone. Tutte e tre le fonti emettono in atmosfera massicce quantità di CO2 e altri inquinanti cancerogeni. Anche lo stesso gas metano, un idrocarburo che sta acquisendo sempre più importanza sul mercato italiano come fonte energetica pulita, emette nell'atmosfera, non solo anidride carbonica ma soprattutto, a causa delle perdite durante l'estrazione ed il trasporto, considerevoli quantità di CH4, che ai fini dell'effetto serra presenta un Gwp (global warming potential) pari a 21, ovvero 21 volte più nocivo dell'anidride carbonica rispetto all'effetto serra.[1] E' indubbio quindi che l'energia del sole e del vento sia la via più indicata per ridurre il surriscaldamento globale ed aspirare ad avere un mondo meno inquinato e al riparo da estremi meteorologici quali ondate di calore, siccità, piogge torrenziali... E' altresì vero però, che bisogna dare loro il tempo di crescere, perchè, secondo le analisi del gruppo di scienziati "Galileo 2001", allo stato attuale, "per sostituire con il fotovoltaico il 50% della produzione elettrica nazionale da fonti fossili sarebbe necessario installare 120 GW fotovoltaici (con un impegno economico non inferiore a 700 miliardi di euro), a fronte di una potenza fotovoltaica attualmente installata nel mondo inferiore a 5 GW. Installando in Italia una potenza fotovoltaica pari a quella installata nel mondo intero, si raggiungerebbe a malapena il 4% degli obiettivi prefissati dal Protocollo di Kyoto".

Ma anche con l'eolico, sebbene sia in fase di crescita, la situazione non migliorerebbe di molto, avendo il nostro Paese poche zone adatte alle centrali eoliche. "Sostituire con l'eolico il 50% della produzione elettrica nazionale da fonti fossili significherebbe installare 80 GW di turbine eoliche, ovvero 80.000 turbine (una ogni 4 kmq del territorio nazionale), con un investimento non inferiore a 80 miliardi di euro. In Germania, paese di eccellenza per l'eolico, e meno in affanno di noi dal punto di vista energetico (possiede 17 centrali nucleari) i 18 GW eolici (oltre il 15% della potenza elettrica installata), producono meno del 5% del fabbisogno elettrico tedesco (da noi non si arriva neanche ad un punto percentuale).[2]

Allo stato attuale il nucleare è l'unica cosa da fare. E' chiaro che è una scelta impopolare ma è l'unica scelta logica di un Paese povero energicamente, che può conciliare la sua politica energetica con i suoi obiettivi economici, ambientali e di sicurezza, ma che può produrre una rilevante quantità del proprio fabbisogno energetico senza l'emissione in atmosfera di CO2 e di altri gas dannosi.

Sul nucleare, nelle sue apparizioni di piazza Beppe Grillo sostiene che "490 centrali nucleari danno il 5 per cento dell'energia elettrica del mondo. Se si raddoppiassero le centrali nucleari, in venti anni (ci vogliono una decina di anni per costruirne una), quando la domanda di energia sarà raddoppiata, 1000 centrali nucleari darebbero il 7,5 per cento dell'energia elettrica mondiale". Secondo dati, neanche recentissimi, l'energia nucleare copre invece il 6,8% del fabbisogno mondiale di energia primaria (ed è in crescita) e la sua percentuale sul totale della produzione mondiale di elettricità si situa attorno al 17%.[3] Inoltre, se come dice lui i tempi di costruzione di una centrale nucleare si aggirano sui 10-15 anni, allora sarebbe interessante sapere come hanno fatto Giappone e Corea ad impiegarne solo 3. Oggi gli impianti vengono realizzati in 4 anni (addirittura la Westinghouse assicura un periodo di 36 mesi dal primo getto di calcestruzzo all'avvio commerciale dell'impianto). Inoltre, l'impiego di codici di calcolo sempre più efficienti e l'esperienza operativa hanno dimostrato la possibilità di estendere la vita degli impianti a 60 anni.[4]

Attualmente in Europa il nucleare è la prima fonte di energia. La Gran Bretagna ha pubblicamente ammesso di puntare maggiormente sull'energia nucleare, avviando un piano per la costruzione di 22 nuove centrali.[5]

Problema Costi

Ho letto di recente[6] che il direttore Strategie dell'Eni Leonardo Maugeri, riferendosi ad un documento del Massachusetts Institute of Technology (Mit), spiega, conti alla mano, quanto la costruzione di centrali nucleari sia assolutamente antieconomico. Ebbene, secondo uno scenario valutato dallo stesso Mit, qualora le centrali nucleari di ultima generazione si rendessero più competitive rispetto agli impianti a carbone e gas, la produzione di energia nucleare, nonostante il problema delle scorie presenti ancora una minima preoccupazione (per la scienza è solo questione di tempo), potrebbe triplicare entro il 2050. Lo scenario del Mit prevede che gli Stati Uniti produrranno circa un terzo del milione di MW (Megawatt) di elettricità generata dalle centrali nucleari, nel 2050, e che il resto del mondo sviluppato ne produrrà un altro terzo. Il restante sarà ad appannaggio di Russia, Cina, India, Pakistan, Indonesia, Brasile, Messico, Asia orientale sviluppata e altri paesi in via di sviluppo.[7]...


Non si può fermare il progresso di un Paese per paura che possa verificarsi un altro incidente di Chernobyl. L'energia nucleare nulla toglie alla validità della tecnologia solare, perciò non va contrapposta ad essa, semmai il nucleare va all'assalto degli idrocarburi.

Il solare, l'eolico, l'energia della terra (geotermico), il moto ondoso debbono crescere ancora e probabilmente tra diversi decenni potranno farla da padrone. Nel mentre, il nucleare avrà però combattuto la loro stessa battaglia contro gli idrocarburi, riducendo, in tal modo, le emissioni di gas serra, problema centrale della nostra epoca.

Dice Chicco Testa, vicepresidente Wec (world energy council) nel corso di una puntata di economix (rai tre, tarda notte): "Facciamo tutte le fonti rinnovabili che possiamo, anche economicamente, ma rimane comunque un 40, 50, 60 per cento di energia che viene fatta coi combustibili fossili, col carbone fondamentalmente". Da uno studio sull'argomento è stato presentato uno scenario in cui, pur facendo tutto quello che si può, con investimenti giganteschi, nei prossimi 30 anni, si può raggiungere massimo il 30, 35 per cento della produzione in totale. L'Europa al 2010 può fare il 20 per cento.[8]

Ma chi può contrapporsi alle grandi centrali a carbone? Le pale eoliche, i pannelli fotovoltaici? No, di certo!

Una centrale nucleare può sostituire una centrale a carbone, un impianto fotovoltaico è molto difficile che possa sostituirla, in quanto la quantità di energia prodotta è enormemente differente. Ad esempio, in una centrale a carbone con 7 mila ore si producono 1000 MW, il fabbisogno energetico di un milione di abitanti. In una centrale solare si lavorano 1000 ore per produrre 6 MW, il fabbisogno energetico di un paesino di 6, 7 mila abitanti. Oltreciò, la superficie per erigere una centrale solare fotovoltaico e termico, andrebbe ad occupare almeno 200, 2000 ettari, per generare una potenza di 1000 MW. Senza considerare lo spazio che occorre per produrre 1000 MW.

Per quanto riguardo l'uranio, utilizzato come combustibile nelle centrali nucleari, spesso si dice che si esaurirà come il petrolio entro 50 anni. Le richerche di nuovi giacimenti sono state sospese per quasi vent'anni: dal 1986 a 2003. Non appena si è voluto tornare ad investire si sono scoperti nuovi giacimenti in Australia e, sopratutto, in Kazakhistan ove nel centro nord del paese sono venuti alla luce giacimenti molto vasti (fonte: Iaea) tanto che lo stesso Kazakhistan, aspira a raggiungere Canada ed Australia entro il 2012.

L'uranio è un metallo denso, presente in abbondanza nella crosta terrestre, con un livello medio di 2,8 ppm (ppm = parte per milione, corrisponde a un grammo per tonnellata), ma la sua concentrazione è rilevabile con valori assai diversi: in alcune rocce fosfatiche (utilizzate per la produzione dell’acido fosforico) essa va, in diverse aree geografiche, da 20 a 60 volte il livello medio (fino cioè a circa 150/200 ppm). Nelle acque marine invece la concentrazione dell’Uranio si mantiene sostanzialmente costante sul valore di 3 ppb (parte per miliardo) pari a 3 mg/litro (mg = microgrammo, cioè un milionesimo di grammo). Il mare è la vera "riserva": un km3 di mare contiene circa tre tonnellate di Uranio e ogni anno l’erosione delle rocce ne porta, attraverso i fiumi, una quantità complessiva che, per tutti gli oceani, è stata stimata in 10.000 tonnellate all’anno. [9]

In conclusione, affrontiamo, ora, il problema delle radiazioni, le quali, a differenza di quanto si crede, non sono qualcosa di artificiale e di innaturale. L'ingegnere nucleare Vincenzo Romanello [10], sulla radioattività, così si è espresso in un'intervista [11]: "Basterebbe informare correttamente la popolazione, dicendo la pura e semplice verità, la scelta nucleare scaturirebbe come logica conseguenza. Può sembrare paradossale, ma faccio degli esempi pratici. Da vent'anni si è parlato Chernobyl, di radioattività, di migliaia di morti, ma alcune semplici cose non sono mai state dette. Ad esempio: sapete che a causa dei raggi cosmici ad una altitudine di 10 000 m (dove manca la barriera dell'aria) l'equivalente di dose è di 0,7 mrem/ora (il millirem è la vecchia unità di misura, oggi sostituita dal Sievert del sistema SI), ovvero che in un viaggio dall'Europa all'America si riceve un equivalente di dose pari a quello che ricevono le persone che vivono adiacenti ad un impianto nucleare per un anno intero (stimato in 5 mrem/anno)? O che è maggiore la differenza nell'equivalente di dose assorbito fra persone che vivono in una casa di cemento o mattoni (naturalmente radioattivi a causa del potassio-40) rispetto a quelle che vivono in una casa di legno in confronto alla dose che assorbono coloro che vivono nelle adiacenze di un impianto nucleare in funzione? Sapete che anche il corpo umano è (seppur debolmente) radioattivo, emettendo circa 10 000 'colpi' al secondo (a causa del potassio-40 e del carbonio-14 e degli altri radionuclidi)? Sapete che nell'area proibita di Chernobyl 'la radioattività' è dell'ordine di 500 mrem/anno, mentre a Piazza San Pietro, a Roma, è di 700 mrem/anno (a causa del selciato fatto di cubetti di porfido, roccia vulcanica fortemente radioattiva a causa del suo alto contenuto di potassio, uranio e torio)? Sapete che se un uomo consumasse la sola energia nucleare per tutti i fabbisogni energetici della sua vita produrrebbe un volume di scorie pari ad una sfera di 8,3 cm di diametro (ossia un volume inferiore ad una lattina di coca-cola)? E ancora, per concludere, sapete che circa due miliardi di anni fa si sono creati ben 17 reattori nucleari naturali ad Oklo (Gabon) [4] che hanno erogato energia per oltre 1 milione di anni: ebbene il plutonio si è spostato di soli 3 metri, provando l'estrema affidabilità dei depositi geologici?"

Probabilmente, ci sarebbe ancora molto da dire sull'utilizzo o meno dell'energia nucleare, ma se ci mettiamo a pensare a quante morti ci sono in un anno per colpa dei combustibili fossili (incidenti stradali, morti bianche, incidenti estrattivi...), beh, non dovremmo pensarci poi ancora molto.


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Per leggere l'intero articolo sul blog: Il nucleare non è poi così cattivo
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[1] Università di Pisa
[2] Galileo 2001
[3] www.bfe.admin.ch/
[4] www.uic.com.au/
[5] sostenibile.blogosfere.it/
[6] schegge di vetro.blogosfere
[7] Le Scienze.it

[8] www.economix.rai.it
[9] nuclearinfo.net/; www.movimentoecologista.org/
[10] www.archiviostampa.it/it/; www.forum.rai.it
[11] www.zonanucleare.com/

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Fonte: Lv
 

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