13/10/2007 FUTURO PROSSIMO  
Ma quando finirà sto' benedetto petrolio?
Quando arriveremo al fatidico momento in cui si assisterà a un lento quanto inesorabile declino della disponibilità di petrolio (il picco pare ci sarà attorno al 2010), il mondo non sarà più lo stesso e la popolazione mondiale, specie quella che vive nei Paesi industrializzati (Cina, India, indonesia e Brasile compresi), abituata da oltre un secolo a servirsi di questo prezioso combustibile per oliare gli ingranaggi produttivi ed economici dell'attuale sistema, sarà preda di reazioni isteriche e incontrollate e si renderà conto di come era bello "quando il frigorifero era pieno e si poteva consumare abbondantemente e quotidianamente tutto ciò che esso conteneva". Già oggi, nella protesta dei monaci buddisti in Myanmar (ex Birmania) contro l'impennata dei prezzi del carburante e dei generi alimentari di prima necessità, assistiamo con preoccupazione ai primi barlumi di quale violenza scaturirà qualora quel poco di petrolio che resta costerà sempre più. Gia oggi, che viviamo con la consapevolezza che la "manna finirà", le crisi geopolitiche aumentano, la corsa agli armamenti di nuova generazione pure. Attualmente ci sono 29 conflitti armati nel mondo, dai ben noti Iraq ed Afghanistan, alle annose guerre nel subcontinente indiano, alle guerre civili in Colombia, Filippine, Haiti, fino ad arrivare ai conflitti dimenticati, o peggio ignorati, come quello che da più di trent’anni coinvolge il Marocco nel Sahara occidentale, o quello che si combatte in Burundi da vent’anni. Il bilancio aumenta costantemente ogni giorno ma non tiene conto dell’”indotto” della guerra, le migliaia di morti di fame, di malattia e di tutto il corredo di orrori che ogni conflitto porta con sè.

La maggior parte dei Paesi instabili nel mondo sono, volenti o nolenti, alle dirette dipendenze di Paesi ricchi e forti militarmente (Cina, Russia, Usa) che fanno e disfanno le cose a loro piacimento. Gia oggi, nel tentativo di voler cominciare a rimpiazzare il petrolio si vede il moltiplicarsi di segni ambientali funesti, come il taglio di foreste intere (accade in Indonesia e America Latina), per far posto a coltivazioni di oli vegetali da utilizzare nei sistemi produttivi che possano placare la fame energetica dei Paesi sviluppati. E anche se l'autorizzazione allo scempio delle foreste vede la complicità dei governi delle nazioni che tali foreste possiedono, che lo fanno, dicono loro, con intenti buoni (l'indonesia, ad esempio, sta cercando di attirare maggiori investimenti per le industrie che producono energia elettrica dall'olio di palma, dalla canna da zucchero e dalla jatropha
al fine di creare cinque milioni di nuovi posti di lavoro...), è solo perchè sono abbagliati dal brillio d'un sistema (quello occidentale) imperfetto, decadente e fasullo, il quale, avendo consumato tutto quello che aveva a disposizione, sta pensando, come nel caso dell'Indonesia, a progetti di centrali a biomasse da filiera lunga, anche se l’Unione europea ha indicato più volte che la via maestra da seguire è quella della filiera corta, cioè di centrali dove bruciare biomasse prelevate nell’arco di poche decine di chilometri. Ma quando s'investono parecchi soldi nelle energie rinnovabili e si persegue questa strada con una prescia inusuale, sebbene la strada da seguire sia quella, significa che comunque fino a quando non sarà esaurita l'ultima goccia di petrolio, ci sarà sempre qualcuno che ci guadagnerà spropositamente, tanto da rendere questo passaggio estremamente difficile e complicato.

Allora, la domanda mi sorge spontanea:ma quando finirà sto' benedetto petrolio?


Da un commento di Fabio80s, un lettore del blog su blogosfere

Complimenti, bell'articolo. Una riflessione generale sul declino dell'era del petrolio e sugli effetti, che potranno essere funesti e i cui primi segnali già si vedono. Abbiamo due problemi grossi : l'ambiente e l'esaurimento delle scorte energetiche (petrolio e gas). I due problemi si stanno verificando contemporaneamente e, almeno per quanto riguarda l'Italia, l'informazione a riguardo è nulla e la volontà da parte del governo di gestire una situazione potenzialmente esplosiva è molto... difficile da decifrare. Diciamo così, ma la realtà è che una presa di posizione e una volontà unica, una politica ben precisa non esiste! Si parla di tagli alla Co2, ma allo stesso tempo si promuove l'uso del carbone, che di Co2 ne produce tanta, più di tutte le altre fonti energetiche. Si parla di particolato, di polveri fini, ma tutto ciò che sanno fare le amministrazioni comunali è bloccare il traffico delle auto Euro 0 e 1 (qui a Torino fra poco saranno bloccate in tutta la città per 8 ore al giorno), mossa "ambigua" (per usare un eufemismo) perchè ha come maggiore effetto collaterale lo spingere la gente ad acquistare auto nuove buttando via magari auto ancora efficienti (e magari di piccola cilindrata e quindi che causano minori emissioni di CO2 rispetto ad un SUV o una berlina Euro 4 modernissime), a fronte di una modesta, se non nulla, riduzione dell'inquinamento, visto che il traffico continua ad aumentare in volume, vanificando la minore produzione di inquinanti da parte delle nuove vetture (che non significa minore produzione di Co2, attenzione, quella dipende solo dal consumo!). Poi, cosa più grave di tutte secondo me, manca una campagna efficiente che spinga le persone al risparmio energetico, e questo è tremendo : perchè non servirebbe costruire nuove centrali se le case cominciassero a consumare di meno! Se la gente fosse almeno al corrente, e fosse messa in grado almeno di poter scegliere, sarebbe più semplice ottenere qualche risultato. E invece no : si preferisce parlare alla nausea (per non dire fino a inorridire) di omicidi sanguinolenti e di politica estera opportunamente filtrata e all'acqua di rose (ad eccezione dei dettagli più sanguinolenti, ovviamente). Si potrebbe andare ancora avanti ad elencare cos'è che non va ma credo che ci sia anche qualcosa di nuovo e positivo che sta nascendo, o meglio, che sta venendo conosciuto da un numero sempre maggiore di persone : parlo dell'informazione su internet, in cui i blog come questo giocano un ruolo molto importante. Sta spingendo le persone a ragionare, a porsi problemi verso cui si trova impreparata; a litigare fra i lettori, a scambiarsi opinioni e a creare una forma mentale in ognuno di noi, che è sempre più vicina e che ci rende più partecipi!
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Santo Cielo, ma perchè dobbiamo vivere in un'epoca tanto complicata? Un'epoca in cui per comprendere la realtà ciò che sappiamo non basta mai, e dobbiamo utilizzare le "protesi" offerte dai cervelli altrui? Adesso la storia del "petrolio abiotico", secondo la quale i sussidiari delle elementari sbagliavano: il petrolio non deriva da resti organici sepolti nella notte dei tempi bensì da una sorta di generazione spontanea (ricordate al liceo? per quanti secoli...) e quindi, macchè picco: di petrolio ce n'è in abbondanza, basta scavare un po' più giù. E' una teoria che ultimamente è di moda negli Stati Uniti. Potrei cavarmela con un paio di sarcasmi...

Potrei dire: vatti a fidare di 'sti americani, che sono molto affezionati all'idea del creazionismo e non sanno nemmeno che la plastica è fatta di petrolio. Comunque, dato che preferisco usare il cervello e le "protesi" offertemi dai cervelli altrui, rimando alla confutazione del "petrolio abiotico". E in ogni caso: ce ne fossero ancora infiniti stramiliardi, di barili di petrolio, la civiltà del petrolio non mi piace, e mi auguro che ne usciamo tutti quanti al più presto. E' una civiltà sporca, che inquina con i gas serra, che succhia energie a chi le possiede senza darle nulla in cambio. Che richiede molti soldi per estrarre energie, e che sui soldi, ed essi soltanto, fonda le sue basi. Meglio una civiltà del sole, del vento e del mare: energie democratiche, che possono essere tranquillamente low cost e che sono a disposizione di tutti, senza andare a rubarle altrove. E poi, vogliamo dirla tutta? Probabilmente neanche la patria del "petrolio abiotico" crede tanto a questa teoria. Mi è piaciuto questo post, che nella seconda parte evidenzia la corsa delle grandi potenze all'ultima goccia di idrocarburi e lo scempio ambientale consumato ad esempio in Indonesia per rincorrere con prescia inusuale le energie rinnovabili. Signore e signori siamo alla frutta, anche se non vogliamo sentircelo dire.


Fonte:Blogeko


Fonte: il professor echos
 

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