21/10/2007 NEWS  
Un autunno molto caldo

Il nuovo record del petrolio e il forte aumento del prezzo del pane fanno presagire un autunno davvero caldo.

Le tensioni internazionali, tra Turchia ed Irak (ci sono i timori di una possibile invasione da parte della Turchia, legato al problema curdo) e tra Stati Uniti e Iran (proprio laddove passano i più grandi oleodotti), oltre a grosse speculazioni finanziarie in vista dell'inverno (i grossi fornitori di energia tendono a rialzare i prezzi), hanno fatto salire il prezzo del petrolio, tanto che in soli 4 mesi è passato dai 66 dollari di maggio agli oltre 89 di ieri, con un aumento di circa 23 dollari. Non è da meno il petrolio del mare del nord (Brent) che a Londra ha toccato gli 84 dollari, ma gli analisti pensano che i prezzi del greggio potrebbero salire ulteriormente e vertiginosamente, anche gli oltre 100 dollari al barile, se la situazione internazionale peggiorerà. A riguardo, il Wall Street Journal ricorda che i 38 dollari al barile del 1980, con l'inflazione, oggi oscillerebbero tra i 96 e i 101 dollari a barile.

Sul prezzo del greggio incidono anche le scorte per l'inverno, ai limiti da 5 anni, specie negli Stati Uniti. L'Opec, il gruppo principale dei Paesi produttori, preoccupato dai prezzi troppo alti sta pensando ad un aumento della produzione.

Inevitabilmente tutto ciò ricade sui consumatori. Sono già previsti aumenti di gas ed elettricità (veder tabella) e anche se l'euro forte ci da una mano (visto che il petrolio si compra col dollaro sempre più debole nei confronti dell'euro), attenua le ricadute pesanti sugli aumenti (secondo i calcoli dell'Unione petrolifera quest'anno dovremmo spendere circa un miliardo e mezzo di euro in meno), ma non basterà ad evitare contraccolpi sui già tartassati bilanci delle famiglie e dell'industria italiana.

Già ora il gasolio per riscaldamento è aumentato: per mille litri il prezzo al consumo è di 1143 euro, dieci in più rispetto ad una settimana fa. E non mancheranno conseguenze sull'andamento economico, poichè la bolletta sulle importazioni petrolifere è la voce principale del nostro disavanzo, il che comporterà inevitabilmente un rallentamento dell'economia perchè ci saranno dei rincari in tutti quelli che sono i costi legati al trasporto e alla distribuzione.


Fonte: il professor echos.blogosfere
 

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