30/09/2017 popoli  
L'inferno dei Rohingya
Sulla Terra la parola Pace non esiste, quindi tanto di cappello a chi vive sereno e contento lontano dalla siccità e dalle tante guerre che divampano qua e la. Tuttavia, poter vivere serenamente e allegramente, resta pur sempre un privilegio di pochi "eletti", poichè, gran parte dell'umanità vive nella più estrema e crudele condizione...

Chissà come quelli più fortunati "leggono" le sofferenze umane di popoli che fuggono dalla terra natia, non per loro preciso volere, ma poichè violenze, persecuzioni, uccisioni e deportazioni o trasferimento forzato delle popolazioni avvengono nei modi più aberranti.

In termini giuridici, si tratta di crimini contro l’umanità

Mi riferisco in particolare alla minoranza etnica dei Rohingya del Myanmar (ex Birmania), che attualmente sta patendo una campagna di violenza sproporzionata.

Il popolo Rohingya è spesso descritto come "la minoranza più perseguitata del mondo". Sono un gruppo etnico, la maggioranza dei quali musulmani, che hanno vissuto per secoli nella maggioranza buddista del Myanmar.

Attualmente, ci sono circa 1,1 milioni di Rohingya che vivono nel paese del sud-est asiatico.

Il Rohingya parla il Rohingya o Ruaingga, del ramo delle lingue indoarie, un dialetto diffuso principalmente nello Stato Rakhine. A differenza di altri, loro non sono considerati tra i 135 gruppi etnici ufficiali del paese e gli vengono negati la cittadinanza nel Myanmar sin dal 1982, rendendoli in tal caso un popolo apolide.

Quasi tutti i Rohingya in Myanmar vivono nello stato costiero occidentale di Rakhine e non possono lasciarlo senza il permesso del governo. È uno degli stati più poveri del paese con i campi ghetto e mancanza di servizi e opportunità di base.

A causa della persistente violenza e persecuzione, centinaia di migliaia di Rohingya sono fuggiti nei paesi limitrofi sia in terra o in barca nel corso di molti decenni..

Ebbene! Nelle ultime sei settimane, più di mezzo milione di rifugiati Rohingya sono fuggiti dalle loro case verso il confinante Bangladesh, attraversando campi minati e avventurandosi nell'oceano per evitare persecuzioni e omicidi per mano delle forze di sicurezza dei soldati di Yangon, la più grande città del Myanmar.

Il viaggio per fuggire dalle persecuzioni nelle loro case è così pericoloso che solo ieri almeno 60 Rohingya sono morti dopo che la loro barca è rimasta naufragata sulle rive del Bangladesh.

Le Nazioni Unite hanno ripetutamente avvertito di una crescente crisi umanitaria nella regione, in quanto membri della comunità minoritaria dei Rohingya accusano le forze di sicurezza birmane di brutalizzare i civili e bruciare le loro case.

Il Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, che precedentemente aveva descritto le azioni del Myanmar come un caso di libro di testo sulla pulizia etnica,ha ieri un "fine urgente all'incubo di Rohingya", a partire dalla prima riunione aperta del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla Birmania dal 2009. L'ambasciatore statunitense alle Nazioni Unite Nikki Haley ha condannato la "campagna brutale e sostenuta delle autorità birmane per purificare il paese di una minoranza etnica "e ha invitato altri paesi a smettere di fornire alla Birmania armi alla luce del conflitto".

Intanto in Myanmar, sono stati ritrovati in un fossa comune i corpi di 45 indù compresi i bambini. In un perfetto clima di spy politico l''esercito birmano nega che siano loro i mandanti affermando che sono stati macellati dai musulmani di Rohingya.

Insomma, un diversivo politico per fare pulizia completa di un popolo a lungo demonizzato, un popolo estraneo nel loro stesso Paese. Eppure, secondo Human Rights Watch, sono presenti nel Myanmar dal 12° secolo, ma escluderli dalla nazione e più avanti dalla cittadinanza legale è da tempo un mezzo politico, parte del processo di definizione della nazione, che risulta escludente rispetto ad alcuni gruppi.

Dopo la fine del dominio inglese sul Myanmar - allora chiamato Birmania - nel 1948, il nuovo governo sostenne che i Rohingya erano migranti illegali dall'India amministrata dalla Gran Bretagna, e non veramente parte della nazione. Una legge sulla cittadinanza del 1982 effettivamente privò molti Rohingya della cittadinanza, condannandoli a essere stranieri nel loro stesso Paese.

Per fortuna, il vicino Bangladesh, che non è esattamente un faro di prosperità, né è una terra di ampi spazi aperti, pare aprire dei varchi ai Rohingya, e il suo primo ministro del Sheikh Hasina, parlando ad Al Jazeera la scorsa settimana ha detto che "il Bangladesh non è un paese ricco, è vero. Abbiamo 160 milioni di persone in una piccola area geografica ", ha detto. "Ma se possiamo nutrire 160 milioni di persone, un altro 500 o 700.000, possiamo farlo. Possiamo condividere il nostro cibo. Siamo pronti a farlo. E la nostra gente sta già facendo. "

Aiutiamoli a stare meglio, anche solo pensandolo, questo é l'augurio che faccio a questo popolo sfortunato...

Certo si troverà in grande imbarazzo Aung San Suu Kyi insignita del Premio Nobel per la pace nel 1991 e grande speranza del Myanmar, la quale ha dichiarato che la pulizia etnica è un termine troppo forte per descrivere ciò che sta accadendo nel suo Paese. Così, dopo le critiche internazionali sul suo ruolo dil leader del Myanmar nella crisi umanitaria del suo paese, l'università di Oxford ha rimosso il suo ritratto dalla visualizzazione.






Fonte: Luciano Vecchi
 

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