16/08/2009 storie di Echos  
L'AMULETO DELLA LIBERTA'

L'AMULETO DELLA LIBERTA'


Capitolo primo


Il Castello di Panerula, dimora di nobili di grande fama nel '400, si erge vigile e solitario sul cocuzzolo di un colle, a meno di un'ora di macchina da Roma. Nei tardi pomeriggi di primavera, dalle sue finestre ad oblò che affacciano sulla vallata, è facile scorgere la sottile linea del mare che indora l'orizzonte.

Ai tempi attuali il maniero, luogo di trame oscure e delitti eccellenti nel XV e XVI secolo, grazie alle volontà testamentarie di Luc Brady, magnate americano e proprietario del castello, vissuto sino al 1999, è divenuto sede dell' EchoSistemInstitute, una istituzione privata che organizza periodi di studio in tempi di vacanze, le cui finalità, consentono di avere continui confronti e scambi d'informazioni tra studenti, che diano impulso e vitalità alla materia ambientale.

Fu lo stesso Brady a disporre la scritta, scolpita in maniera indelebile sulla pietra scura del portale d'ingresso, che recita così: "formare le nuove generazioni, dare loro una coscienza ecologica, affinchè siano in grado, in un futuro imminente, di affrontare le inevitabili calamità che l'uomo, in primus, ha generato".

"Firmato Luc Brady, controfirmato Donald Echoswood", amico fraterno del benefattore.

Come disposto dallo stesso Brady, toccò quindi al suo amico d'università Donald occuparsi della nascita dell'Istituto. Quante volte avevano accennato a questo progetto, apparso sin dall'inizio un'ottima soluzione. Invece di mettersi a produrre pannelli solari, come fa gran parte di chi si getta nel business ambientale, pensarono di occuparsi di un progetto di educazione ambientale permanente, che servisse a diffondere certi valori, in un periodo epocale in cui la mano dell'uomo sul pianeta è divenuta troppo pesante.

Adoperandosi con tutta l’energia che il suo corpo disponeva, avvalendosi della preziosa collaborazione del professor Truman, un americano trapiantato in Italia, assai innamorato dei vigneti della campagna romana, e della signorina Martin, una donna forse all'antica, ma tenace come pochi, Echoswood, ribattezzato dagli studenti professor echos, era riuscito nel giro di pochi anni a rendere l'EchoSistemInstitute un luogo di vacanze studio rispettabile e con un'ottima reputazione.

I primi tempi, ci si era dovuti occupare soprattutto della sistemazione dell'edificio, il quale, per quanto le sue mura avessero resistito egregiamente alle intemperie nel corso dei secoli, aveva l'impellente necessità d'essere ristrutturato. Bisognava sistemare l'interno della torre, specie nella parte bassa, nella quale si sarebbe potuto ricavare un'accogliente sala lettura; si rendeva necessario riparare il lato delle mura, coronate da merli guelfi parecchio sbeccati; rendere sicuro un pericolante cammino di ronda... C'erano da compiere, insomma, diversi lavori di ristrutturazione, svecchiare gli allestimenti, proponendone di moderni, allestire una sala mensa, una cucina, arredare le stanze, la biblioteca, l'aula magna, installare una connessione Internet per permettere agli studenti di comunicare con il mondo, e allestire una moderna caffetteria, dove avrebbero potuto rilassarsi tra un impegno e l'altro.

Adesso, che quella prima fase era superata, ci si ricordava con piacere della prima aula, dei primi studenti: Jean dal Canada, Larry dal Texas, Julio dal Cile, coi quali, nelle abbondanti chiacchierate dopo cena, venivano affrontati i primi importanti e corposi argomenti: africa, povertà, occidente, rifiuti, acqua, materie prime, guerre, crisi economica, malattie, sfruttamento di risorse... Ognuno era libero di dire la sua: impressioni, critiche, suggerimenti e quando le argomentazioni divennero man mano più accademiche, si sentì l'esigenza di essere constantemente aggiornati, quindi si rese inevitabile l'accesso ad Internet, organizzare meeting, mostre, sperimentazioni, letture, approfondimenti, mettendo l'ESI in contatto con la realtà ambientale di tanti paesi diversi.

Ora, nel corso degli "incontri d'estate e d'inverno", in cui l'Istituto svolge la sua vera attività, il maniero è in grado di accogliere un'ottantina di studenti, provenienti da ogni parte del mondo. Tra essi asiatici, australiani, europei, americani, anche una decina di africani, due dei quali ospiti fissi al castello. Costoro, oltre a studiare e tenere in ordine la biblioteca, sapevano rendersi utili nei lavori pesanti e nella manutenzione dei giardini, dando, in tal modo, una sostanziosa mano al personale di servizio.

Tuttavia, anche se l'opera era da considerarsi parzialmente completata, i voleri del compianto Luc Brady erano stati esauditi. E sebbene Donald Echoswood negli ultimi tempi avesse preso a girare più per il mondo che occuparsi dell'ESI, l'istituto veniva portato avanti con passione e dedizione dal professor Truman e dalla signorina Martin, i quali, potettero, in tal modo, esprimere liberamente la loro innata predisposizione verso le questioni pedagogiche.

-----------

Ogni seconda metà di giugno, in occasione del consueto "incontro d'estate", l'EchoSistemInstitute comincia a rianimarsi. Persino più di quanto accade durante "l'incontro d'inverno", che si svolge durante le feste natalizie, quando le scuole vengono chiuse e per gli studenti è il periodo dell'anno più indicato da dedicare a tematiche a loro più congegnali. La sessione estiva, che dura venti giorni più di quella invernale, sembra spronare gli studenti a partecipare con più convinzione alle vacanze studio.

Come ogni anno, da alcuni giorni al castello erano cominciati ad affluire in ordine sparso gli studenti, e ci si preparava a trascorrere con entusiasmo un mese intero. Questa festosa aggregazione, normalmente, era accompagnata da un forte senso di rispetto e di solidarietà verso il prossimo, andando a corroborare i buoni propositi racchiusi nelle loro giovani menti.

E anche quel giorno, come le altre volte, l'aula magna era gremita come non mai. Tra i giovani sembrava prevalere una non ben definita eccitazione, dovuta, presumibilmente, alla gioia del rincontrarsi. Non era raro che in quel soggiorno nascessero amicizie sincere, coltivate nei mesi in cui non si vedevano, con l'invio di email, talvolta di lettere, cartoline... Questo, comunque, era ormai considerato una prassi ed era quanto mai improbabile che l'euforia in auge fosse generata da questo motivo.

Si poteva credere che molti di loro, essendo stati informati anzitempo della gita al Gran Sasso, volessero non mancare a questa grossa opportunità, dove oltre a poter godere delle bellezze della natura, avrebbero fatto visita al laboratorio del Cern, sotto 1400 metri di roccia dolomitica, laddove vengono condotti esperimenti che hanno a che fare con la caccia al neutrino nel silenzio cosmico. Ma così non era!

Senonchè, quell'elettrizzante interesse che serpeggiava tra loro aveva tutta un'altra motivazione. Sembra che tutto sia nato la sera precedente per bocca di Mike Jones, il quale aveva raccontato quanto gli era capitato navigando su Internet una notte di un mese addietro, dalla sua bella fattoria del Michigan.

Il giovane americano aveva svelato ai suoi compagni che si era imbattuto casualmente su una notizia che riguardava proprio il professor Echos. D'altronde si sapeva poco di quello che combinava, se non che le sue missioni, spesso all'insegna di contrasti socio economici in terre sottosviluppate, lo portavano, non di rado, a trovarsi coinvolto in situazioni poco piacevoli.

L'articolo, apparso sul sito ludekman.com, parlava di uranio in Niger, di scorie radioattive, sfruttamento di miniere, del gruppo francese Areva... ma era stata soprattutto la fotografia ad aver attratto la sua attenzione. L'immagine ritraeva il professor Echoswood accanto ad un omone dalla fisionomia orientale, con braccia poderose e un ghigno che avrebbe scoraggiato persino il più incallito dei criminali.

"Che stupido sono stato, non ho neppure salvato l'immagine!" aveva detto Jones al capannello di giovani, formatosi attorno a lui.

"Potevi farlo l'indomani!", dissentì qualcuno.

"Ed è quello che ho fatto! Solo che il giorno dopo non ho più ritrovato l'articolo!" rispose sconsolato il giovane. "Strano però che sia stato visibile sul web soltanto per poche ore!"

"Non è affatto strano!" proruppe Furio, un toscano fiero e impegnato, il quale con certi argomenti pareva andarci a nozze. "Sono molte le notizie che corrono sul web e poi spariscono nel nulla. Restando in tema... Proprio un anno fa, avevo letto di scorie radioattive smaltite illegalmente sotto le rotonde agli incroci di un paese della mia regione. Ebbene, quando qualche giorno dopo andai a vedere se vi fossero stati sviluppi sulla vicenda, mi accorsi che l'articolo non c'era più, completamente sparito. Strano, pensai!"

"Eh, chissà quante ce ne sono di cose strane che non verranno mai alla luce perché occultate!", intervenne Margaret, un'inglesina piuttosto graziosa, contesa da diversi ragazzi li presenti.

"Poi, cosa ci sarebbe stato di così sconvolgente su quella fotografia?" chiese in tono sarcastico Alain Rulem, un parigino figlio di banchieri, perennemente in vacanza.

"Be', mi sarebbe piaciuto farvi vedere che specie di gigante c'era accanto al nostro professore" disse il giovane americano. "Avreste proprio dovuto vederlo! Una stazza fuori del comune, una vera muraglia! Al posto delle mani pareva avesse pale d'acciaio, capaci di ridurti in un ammasso di carne in pochi secondi. La sua testa poi... era così enorme, che al confronto i celebri Moai di Rapa Nui avrebbero fatto una figura meschina!

"Esagerato!" fu il divertito commento della signorina Martin nel sentire certe amenità. Sebbene non fosse amata dalla maggior parte degli ospiti del castello, soprattutto per la sua insorpottabile pignoleria, di lei si apprezzava invece l'impegno profuso e la serietà che riversava nel lavoro. Era a lei che, in occasioni del genere, spettava il compito di presenziare l'entusiasta congregazione di accoglienza.

Anche il professor Truman, seduto, come sua consuetudine, all'ultimo posto della fila centrale, rise del parere espresso da Jones. Ma la signorina Martin, che ben lo conosceva, sapeva quanto stesse friggendo anche lui dalla curiosità di fare la conoscenza col fenomenale personaggio!

A Truman parve strano, tuttavia, che a tempo scaduto, non avesse ricevuto notizie dal suo amico Donald. In situazioni analoghe ci s'incontrava almeno un paio d'ore prima per definire le formalità con cui veniva aperto ufficialmente "l'incontro d'estate". Eppure, tre giorni addietro, era stato proprio lui ad aver dato per certo alla signorina Martin la sua presenza! Desideroso di riflettere, si alzò e avvicinandosi alla signorina Martin le sussurrò qualcosa all'orecchio, per poi uscire dall'aula.

Nel frattempo, i giovani si scambiavano notizie riguardanti la vita che avevano condotto negli ultimi 5 mesi. Ma c'era pure qualcuno che cominciava a mostrare segni d'irrequietudine.

In verità, chi appariva seriamente preoccupato era Michael, il giovane africano di origine malgascia, ospite fisso al castello. Truman lo incrociò non appena scese giu in basso, uscendo nel cortile, adiacente alle cucine.

"Ehi Michael! Cos'è quell'aria imbronciata " disse, andandogli incontro.

Il giovane lo salutò. "Se quanto ha detto Jones è vero, e se il professor Echos si trovava davvero in Niger, prevedo che avrà trovato delle difficoltà per uscire dal paese" disse con aria sconsolata, parlando lentamente, poichè soltanto in questo modo rendeva il suo italiano più comprensibile.

"Cosa te lo fa pensare?" chiese, accigliato, Truman.

"Be', se l'articolo cui Jones si riferiva parlava di uranio... non c'è da stare allegri, professore! Al mio paese l'uranio ha sempre attirato attorno a se brutte storie..."

"Brutte storie! Che vuol dire Michael?"

"Vede professore! Anche al mio paese ci sono miniere di uranio, oltre che di rame, bauxite, piombo, ferro... Queste risorse, però, hanno sempre richiamato l'interesse di corrotti e corruttibili, politici, funzionari dello stato, militari, multinazionali, persone senza scrupoli... le quali, grazie alle loro malefatte hanno reso la vita dei nativi sempre più complicata e difficile".

"Eh già, stiamo vivendo il tempo dell'avidità, mio caro Michael! Poi, se ti metti a pensare che i giacimenti che esistono vanno scarseggiando, ecco che si capisce come mai si creano i presupposti che conducono a situazioni spesso drammatiche. Sei preoccupato che il professore si sia cacciato in qualche guaio?"

"Oh no, professore! Però sa, il Niger non è molto diverso dal Madagascar. Anche li c'è corruzione, povertà, avidità, violenza, tante brutte cose..."

"Hai proprio ragione! Ma non stiamo a pensare a cose tristi ora. Vedrai, tutto si sistemerà e Donald presto sarà tra noi, per cui non startene a preoccupare".

Così detto salutò il giovane di colore e s'incamminò per il giardino riflettendo sulla breve chiacchierata.

In effetti, pensò, di uranio in giro per il mondo ce n'è poco e quello utilizzato proviene quasi esclusivamente dalle vecchie testate nucleari, che sta però finendo. Rammentò quanto aveva visto una sera su Report, un rotocalco Rai che si occupa sovente di argomenti d'un certo interesse. Si parlava proprio di Niger e si diceva di come il governo locale abbia venduto lo sfruttamento delle sue miniere di uranio a società minerarie straniere, usando spesso maniere forti contro tutti coloro che non fossero stati d'accordo.

Alla fine però, i risultati di queste concessioni, spesso si traducevano in sfaceli inimmaginabili e conti salati da pagare. Difatti, dopo aver saccheggiato e devastato, quando di uranio non ce ne sarebbe stato più, le grandi multinazionali avrebbero abbandonato il Paese, lasciandosi alle spalle materiale contaminato, malattie, disperazione... Insomma, la solita storia!

Erano queste le questioni sulle quali Donald difficilmente avrebbe indietreggiato, pensò Truman, ripensando al loro primo incontro! D'allora, erano trascorsi quattro anni, e sin da subito aveva intuito che difficilmente egli avrebbe dedicato la vita all'insegnamento. Questo, non perchè le capacità di farsi comprendere fossero state scarse, bensì, poichè il suo spirito libero lo portava ad amare più l'avventura, i luoghi sperduti del mondo, i diritti civili, le ingiustizie, tutte realtà che si annidano nell'esistenza umana, e l'avvelenano...

Senonchè, la quiete del luogo fu scossa dal rumore assordante d'un clacson che si udiva sempre più vicino. Fatti pochi passi Truman raggiunse il portone e attraverso lo spioncino diede un'occhiata all'esterno.

Anche i ragazzi al piano superiore corsero ad affacciarsi: alcuni di loro raggiunsero il cammino di ronda. La signorina Martin, intuendo che potesse essere il professor Echoswood, tirò un sospiro di sollievo e facendosi spazio anche lei tra i giovani, si trovò un posto in prima fila.

Dal fondo della strada, che saliva dal basso con un percorso a spirale, si vide sbucare un grosso Suv bianco, che procedeva suonando il clacson per il viale alberato, facendo fuggire nugoli di uccelli al suo passaggio.

Dall'alto, gli studenti e la signorina Martin, in una tensione generata dalla suspense, erano ansiosi di vedere cosa stesse accadendo.

Ancora strombazzando, l'auto imboccò il viottolo con andatura più lenta, andando a fermarsi proprio d'innanzi al professor Truman, uscito sul piazzale in quel momento, il quale parve restare praticamente di sasso allorchè vide uscire dall'abitacolo del Suv un omone di fattezze inimmaginabili. Costui, possente come una quercia e alto da far venire i brividi, indossava una giacca verde in seta sopra un camicia bianca aperta sul collo. Faceva poi sfoggio di un raffinato panama bianco (il cappello di paglia finissima di origine ecquadorenia), portato sulla testa disinvoltamente.

Truman notò che non appena costui era sceso dal Suv, il veicolo si alzò da terra di almeno venti centimetri! Con una espressione di stupore dipinto sul viso, stava per accennare qualcosa, quando dalla parte opposta, si aprì la portiera posteriore da cui apparve, inaspettatamente, il professor Echoswood, il quale, con aria divertita gli si rivolse, dicendo: "Ehi Frank, non dirmi che mi davate per disperso?!".

"Professore, professore! Bentornato professor €chos!" gridarono gli studenti non appena lo riconobbero.

Echoswood alzò la testa e vide i giovani festanti e allegri affacciati alla finestra. Li salutò agitando la mano. Scorse subito la signorina Martin, alla quale regalò, invece, un plateale inchino, esortando tutti a sorridere.

"Ehilà, che magnifica accoglienza!" disse allorquando Truman gli fu accanto. "Tutto bene da queste parti?!", chiese, afferrandolo per un braccio. "Vieni, voglio presentarti il mio amico Yakima, un autentico portento della natura!"

"Ah, non ho alcun dubbio!", rispose, con una espressione stralunata il docente.

Yakima, i cui movimenti lenti ma possenti venivano seguiti con grande attenzione dagli astanti, trasse dal portabagagli del Suv dei pesanti borsoni tenendoli su come fossero fuscelli. Il professor Echoswood invece, si occupò di saldare la corsa e salutare l'autista, al quale, senza troppi preamboli, consigliò di cambiare l'auto, informandolo che un pieno di bioetanolo* per un SUV equivale a sfamare un uomo per un anno.

Costui, sbigottito oltremisura, prima di congedarsi, diede un ultima occhiata a quello straordinario personaggio che sino a cinque minuti prima era stato seduto dietro di lui, e senza aggiungere alcunchè, salì in macchina, partendo con una certa sollecitudine verso la capitale.


continua...

QUESTA STORIA E'IN VIA DI ULTIMAZIONE.CONFESSO CHE QUESTO IMPEGNO MI STA DANDO GRANDE SODDISFAZIONE. PER CUI, DATO CHE HO INTENZIONE DI PUBBLICARLA, PER IL MOMENTO LA TOLGO DAL WEB, TENENDOVI COMUNQUE INFORMATI, SUL COME FARE, PER CHI VOLESSE PROCURARSENE UNA COPIA.
GRAZIE DELLA VOSTRA ATTENZIONE.






Fonte: Luciano Vecchi
 

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