30/12/2006 €chos doc  
LEGGENDA MODERNA DELL'ALBERO DI NATALE
Qualche tempo fa, in un luogo imprecisato del Grande Nord, ai confini del mondo, dove il gelo e la neve la fanno da padroni, viveva in una modesta casa ai limiti della foresta il piccolo Eric e suo zio Amos, oltre un grazioso cucciolo siberian Husky, che lo zio stava addestrando come cane da traino e al quale Eric era molto affezionato.

I genitori di Eric, i cui antenati appartenevano alla razza Ciukci, erano come scomparsi nel nulla l'anno prima, alla vigilia di Natale.

Come era già accaduto, alcuni Ciukci si erano civilizzati, andando a vivere nei villaggi. C'era perfino chi s'era convertito al cattolicesimo, religione poco praticata in quei luoghi freddi e dimenticati da Dio.

Gli abitanti del villaggio, sostenevano che i coniugi Kricinov erano stati sorpresi dalla forte tormenta che si era abbattuta in quella zona proprio in quei giorni. Ma il piccolo Eric non ci credeva, poichè aveva vivo nella mente l'attimo in cui vide i suoi amati genitori per l'ultima volta.

Eric rammentava con gioia il piccolo abete rosso adornato di palle colorate, nastri dorati e stelline variopinte. Suo padre l'aveva salvato dalla distruzione operata nella foresta da parte d' imprese che poi commercializzavano il pregiato legno in tutto il mondo.

Secondo le intenzioni dei suoi genitori, alla base di quel peccio agghindato a festa, doveva esserci un dono speciale per lui.
Dono che la tragedia imminente avrebbe però neutralizzato, rendendolo in seguito introvabile.

Nella testa di Eric martellava ancora forte il ricordo d'una automobile in avvicinamento e lo stridio di freni, come soleva fare lo zio Amos ogni volta che li andava a trovare... E se non fosse stato per il padre che gli aveva chiesto di andare a prendere la stella d'appendere in cima all'albero, dimenticata sulla tavola in cucina, e se poi non si fosse soffermato ad assaggiare alcune delle leccornie che la madre aveva preparato in vista del pranzo di Natale... egli avrebbe potuto vedere in faccia i rapitori dei suoi genitori.

Già, i suoi genitori erano stati rapiti, ma nessuno lo aveva creduto: neanche lo zio Amos aveva dato credito alle sue parole!

Chi poteva aver fatto una cosa del genere? E poi perchè i coniugi Kricinov? Erano queste le domande ricorrenti che gli investigatori si posero e allora, non potendo dare una spiegazione plausibile al quesito, fu preferito avvalorare l'ipotesi che i coniugi Kricinov si fossero perduti nella bufera di neve.

La mattina di Natale dell'anno successivo alla tragedia, lo zio Amos caricò sulla macchina Eric e Xmas, il cucciolo Husky, e li condusse con se in un viaggio di oltre cento miglia fino al luogo in cui c'era la casa di Eric.

A metà viaggio, videro spandersi nel cielo nuvole di polvere nera, mentre un violento odore di bruciato penetrava nell'abitacolo dell'auto, fin alle loro narici.

Lo zio Amos aveva compreso subito cos'era accaduto: parte della Grande Foresta, che si estendeva per centinaia e centinaia di chilometri quadrati, era andata perduta, distrutta, bruciata da un immane incendio. Era diventata tutta una vallata triste e scheletrica il cui fumo si elevava alto nel cielo, oscurandolo.

D'un tratto però, da dietro una montagna di terra e detriti, apparve in tutto il suo splendore un florido abete rosso, vicino ad un accumulo di macerie carbonizzate... quelle che dovevano essere le pareti portanti della vecchia abitazione di Eric.

Incredibile!

In mezzo a tanto squallore, l'unico sopravvissuto era l'abete rosso, proprio quello che i suoi genitori avevano scelto come albero di Natale!

Eric lo guardò sbalordito ed altrettanto fece lo zio Amos. Il cucciolo Husky, come attratto da una forza misteriosa corse verso l'albero, fermandosi ad annusarne la corteccia fresca e umida. Un uccellino, forse un cardellino, stava in acrobazia su un ramo in cima al peccio e fischiettava una melodia allegra e spensierata.

Stavolta la furia umana, poichè non era difficile poterlo supporre, non era riuscita a distruggere ogni cosa. La Natura stessa, forte e saggia come le antiche querce, aveva come voluto lasciare un segno forte e tangibile agli abitanti della Regione, minacciati da un progresso involutivo che tutto vuole arraffare e distruggere, ma che non potrà mai impedire alla vita di riprendere il suo corso.

Fonte: il professor echos.blogosfere
 

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