22/09/2006 ENERGIE FUTURE  
IL SOLARE NEL NOSTRO FUTURO

"La nostra generazione ha ereditato un mondo bellissimo dai nostri genitori e dai nostri nonni. Noi non dobbiamo essere la generazione che si rende colpevole di danni irreversibili all'ambiente",, queste sono le parole di Richard Branson pronunciate sul palco della Clinton Global Initiative, la fondazione benefica che fa capo all'ex Presidente degli Stati Uniti, cui anche l'Enel, forte della sua esperienza nello sviluppo delle fonti rinnovabili, ha preso parte.

Il miliardario britannico, fondatore della Virgin, ha deciso di devolvere i profitti della sua compagnia aerea e di trasporti a favore della ricerca di fonti rinnovabili di energia, circa 3 miliardi di dollari in 10 anni per combattere l'effetto serra.

Iniziativa più che lodevole, che può essere un valido esempio da seguire per i tanti miliardari della nostra società, prima che malattie, devastazioni climatiche possano abbattersi con più frequenza sul nostro Pianeta.

Eh già! E' ormai certo che petrolio, carbone e gas sono i maggiori responsabili dell’effetto serra e stando ai dati in possesso degli studiosi, nel 2050 le emissioni di CO2 raggiungeranno un valore pari a due volte e mezzo il livello attuale. Questo, dovuto soprattutto al ricorso all’uso del carbone per produrre energia elettrica di Paesi quale India e Cina, e dalla irrefrenabile produzione di combustibili liquidi per il settore dei trasporti.

Le fonti rinnovabili, come dice la parola stessa, sono quelle che i cicli naturali della Terra producono continuamente senza che possano esaurirsi, e sono quindi in grado di ridurre abbondantemente il moderno flagello delle emissioni inquinanti nell'atmosfera. Ma per far sì che ciò avvenga, bisognerebbe compiere una vera rivoluzione globale, partendo proprio dalla base, cominciando cioè con l'installare sui tetti degli edifici pannelli per il solare termico o fotovoltaico, di modo che mentre i primi utilizzano la radiazione solare per riscaldare l’acqua, per usi sanitari e per riscaldare gli ambienti, il fotovoltaico la trasforma direttamente in energia elettrica da utilizzare per tutti gli altri scopi (lavatrice, TV, Pc ect...).

Paesi quali Danimarca, Germania, Giappone e Spagna hanno compiuto un salto in avanti nella produzione da energia alternativa, mentre l'Italia, tra il 1990 e il 2002 è passata dal 7,7 all'8,7% della produzione energetica complessiva, dai quali se si toglie l'idroelettrico e l'energia derivante dai rifiuti si scende ad un modestissimo 4,6%. Con tali valori si è molto distanti dal raggiungimento del 25% di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, stabiliti dalla Ue, entro il 2010.

Ora, il rapporto "Solar Generation III ", reso noto da Greenpeace ed EPIA (Associazione europea degli industriali del fotovoltaico), annuncia che entro il 2025, 2 miliardi di famiglie nel mondo avranno energia elettrica prodotta dal fotovoltaico, e grazie ad esso, l'industria del settore, potrà creare 2 milioni di posti di lavoro entro il 2020, diventando così la vera alternativa ai combustibili fossili per tutti i consumatori.

Stando così le cose, entro il 2025, il 2,5% dei consumi mondiali di energia elettrica saranno coperti dall'energia solare fotovoltaica, che tenderà a salire al 16 % nel 2040. Dai dati dello scorso anno, la potenza fotovoltaica installata nel mondo ha raggiunto i 5 mila Megawatt, un 40 % in più rispetto all'anno precedente. Ciò sta a significare che si abbatteranno emissioni di CO2 per 2,2 miliardi di tonnellate, equivalenti a 150 centrali a carbone.

Attualmente, la competizione dei produttori di pannelli solari è in gran fermento e il mercato è in continua crescita, tanto da superare i 10 miliardi di euro, di cui la metà nella sola Europa.

Per raggiungere l'obiettivo del 16 % di energia da fonte solare entro il 2040, il sostegno politico ed economico delle Nazioni è indispensabile.

Secondo Winfried Hoffmann, presidente di EPIA, se l'attuale trend di crescita verrà confermato, nel 2006 l'industria fotovoltaica potrà investire oltre un miliardo di euro in nuovi progetti di ricerca e sviluppo e i produttori sono disposti ad investire somme ancora maggiori negli anni a venire, qualora subentreranno politiche stabili da quì al 2020, che possano permettere un ritorno di tali investimenti.

Se la politica saprà fornire risposte adeguate, soprattutto attraverso incentivi sul conto energia , nel giro di un paio d'anni, vi sarà il passaggio ad una vera produzione di massa del fotovoltaico.



Fonte: il professor echos.blogosfere
 

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