30/05/2008 Energia  
La sindrome nucleare

Il problema dell'energia nucleare nel nostro Bel Paese è vissuto come una vera e propria sindrome che suscita reazioni a josa, specie da quando il nuovo governo Berlusconi ha annunciato la riapertura al nucleare. Tuttavia, gran parte delle reazioni che si sono avute a quest'annuncio, giuste o non giuste che siano, sembrano essere dettate più da considerazioni politiche, risvolti ideologici piuttosto che da una giusta ponderazione dei fatti.

Comunque vada questa infinita disputa bisognerà accettarne il verdetto con lo spirito giusto e l'animo sereno. Certo però, se la si mette sul rischio di un incidente nucleare (anche se con la terza generazione di reattori la sicurezza è al massimo), come dare torto a coloro che paventano tragedie a non finire? Ma i rischi che si corrono oggi (morti sulle strade, nelle miniere, nelle vicinanze delle grandi zone industriali...), in tutto ciò ha che fare con l'energia tratta da fonti fossili (petrolio, carbone, gas), che sono il vero antagonista del nucleare, sono forse minori di quelli derivanti da un eventuale disastro nucleare? E poi, vi sembra forse etico, come dice Il Giornale, andare a pagare reattori nucleari in Albania?

Ad ogni modo, vorrei ricordare a coloro che non amano il nucleare (neppure io lo amo, anche se lo ritengo molto utile per combattere le emissioni inquinanti e dare nel frattempo modo alle rinnovabili di crescere) di tener conto anche delle superfici che occorrono nella variazione della fonte primaria di alimentazione. Se per una centrale nucleare da 1000 MW, ovvero in grado di coprire il fabbisogno energetico di un milione di abitanti, la superficie da occupare richiederebbe 15 ettari di terreno, per un impianto a carbone, sempre da 1000 MW, ne occorrerebbero 30 di ettari; ad olio combustibile 20; a gas 12; a solare fotovoltaico 200; solare termico 2000; eolico 12500... considerando, inoltre, che la densità abitativa dell’intero territorio italiano è di ben 197 unità per kmq, il che significa che ripartendo idealmente il territorio della nostra nazione, ciascuno di noi dispone di una area di circa 0,53 parti di ettaro dalla quale trarre il fabbisogno alla sua vita; rimarcando sul fatto che esistono già tanti problemi nell'individuazione di siti disponibili ad erigere un termovalorizzatore o una discarica... la sola soluzione solare od eolica, la cui produzione mondiale oggi è davvero irrisoria (anche se allo stato attuale cresce più del nucleare: è chiaro, la sindrome nucleare vale per il mondo intero), sembra difficilmente percorribile.

Sulle scorie radioattive e sull'uranio - Da alcune ricerche fatte su Internet, riguardo i depositi geologici per scorie nucleari, c'è da dire che nella vicina Svizzera un deposito finale per scorie debolmente e mediamente radioattive sarà disponibile al più presto nel 2030; mentre per le scorie altamente radioattive si dovrà aspettare almeno sino al 2040.


Qui le principali pietre miliari:

Gennaio – aprile 2007 - Procedura di consultazione per il Piano settoriale dei depositi in strati geologici profondi, parte concettuale.

Estate 2007 - Una versione definitiva della parte concettuale viene presentata al Consiglio federale per approvazione. Il Consiglio federale approva la parte concettuale del Piano
settoriale dei depositi in strati geologici profondi.

Attuazione - Da metà 2007 al 2014/16. Ricerca del sito secondo la parte concettuale in tre tappe. La Nagra presenta delle domande di autorizzazione di massima per i due depositi in profondità.

2014/16 – 2016/18 - Il Consiglio decide sull’autorizzazione di massima per i depositi in strati geologici profondi.

2016/18 – 2018/20 - Approvazione dell’autorizzazione di massima da parte del Parlamento. A livello nazionale si può ricorrere al referendum.

Costruzione - 2018/20 – 2022/28 Procedura di rilascio del permesso di costruzione

2022/28 – 2028/2035 - Costruzione e fase pilota di un deposito per scorie debolmente e mediamente radioattive.

2022/28 – 2038/45 - Costruzione e fase pilota di un deposito per scorie altamente radioattive.

Per quanto riguarda invece la disponibilità di uranio, in una ricerca su Internet meno elaborata, apprendo comunque che in circa venti paesi nel mondo funzionano molte miniere di uranio, benchè più di due terzi della produzione mondiale provenga da appena dieci di esse.




Fonte: Lv
 

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