29/08/2006 NEWS  
Il pianeta Terra e' malato: ha la febbre. Alta.

Il contributo umano è dato principalmente dall’emissione nell’atmosfera di qualcosa come 20 miliardi di tonnellate di anidride carbonica l’anno, una quantità talmente elevata da far aumentare l’ormai familiare ‘effetto serra’. Ed il susseguente cambiamento climatico è inevitabile. Infatti, la prima causa di questo sconvolgimento è la riduzione (scioglimento) dei ghiacciai. Per fare un altro, piccolo esempio, in Patagonia, tale riduzione è pari 10.000 campi di calcio. All’anno. Inoltre, le proporzioni di questo riscaldamento globale, sarebbero addirittura superiori a quelle previste.

Gli scienziati incalzano affermando che negli ultimi 10.000 anni non vi erano stati incrementi di tale portata e che, dato ancora più allarmante, “i dieci anni più caldi del XX° secolo sono concentrati negli ultimi quindici anni”.
E dire che già nel lontano 1896 un chimico svedese ipotizzò l’azione negativa dei gas-serra come conseguenza dell’attività umana proprio all’indomani della rivoluzione industriale.

Un vecchio detto dice: “Mentre il medico studia, il malato muore”, tutta la questione sembra rimanere in sospeso, alla ricerca del modello matematico esatto e intanto “i ghiacci polari continuano a sciogliersi, i livelli oceanici a salire, gli eventi atmosferici estremi a farsi più frequenti. A testimoniare che il clima non resta in attesa della teoria più giusta, le inondazioni del nord-est dell’India, della Cina, del Brasile, della Russia e del Mozambico”.

Le ultime teorie che arrivano da tutto il mondo non fanno altro che buttare benzina sul fuoco. “Negli ultimi 40 anni sono stati immessi nell'Oceano Atlantico circa 19.000 chilometri cubici di acqua dolce”. Il rischio non è solo quello di far alzare il livello dei mari, ma c’è un altro pericolo ben più grave che si nasconde dietro questo fatto.

La cosiddetta Corrente del Golfo che, ricordiamolo, garantisce a tutto il globo un clima temperato potrebbe uscire molto modificata da questo sostanziale apporto di acqua dolce.

I maggiori responsabili di tale apporto sono i corsi d’acqua dell’estremo nord che riversano nell’Oceano Artico “quantità sempre maggiori di acqua dolce, a causa dell'intensificazione delle precipitazioni provocata dal riscaldamento globale”. A sostenere ciò sono i ricercatori dell'Hadley Centre for Climate Prediction and Research di Bracknell, in Gran Bretagna e non sono i soli.

Un modello al computer redatto dal geofisico Philippe Huybrechts della Libera Università di Bruxelles insieme ad altri colleghi belgi e tedeschi, presentato al convegno dell’European Geophysical Society svoltosi a Nizza, ha portato alla conclusione che “Lo scioglimento dei ghiacci potrebbe avere come conseguenza un calo della temperatura. Nei prossimi 100 anni il riscaldamento globale potrebbe fondere gran parte dei ghiacci che ricoprono la Groenlandia, provocando grandi cambiamenti climatici nella regione”.

Nel 2080 in Groenlandia ci potrebbero essere enormi squilibri climatici in quanto la temperatura media potrebbe salire di ben 4° centigradi, e in Europa occidentale, al contrario, la temperatura potrebbe abbassarsi di 3° centigradi, in Canada di 5°.

Nello speciale del Tg1, viene data la precisa disamina che il riscaldamento globale porterà ad “una piccola glaciazione nell’emisfero nord e una drammatica siccità nell’emisfero sud”. Ci saranno “guerre per l’acqua e per il cibo e migrazioni al contrario da nord a sud”. Sembra la sceneggiatura di un film di fantascienza tipo “The Day after tomorrow” ovvero “L’Alba del giorno dopo”, dove l’ipotesi suggerita dagli autori riguarda proprio il drastico cambiamento della Corrente del Golfo e, quindi come abbiamo visto è un’ipotesi corretta oltre che plausibile.

Come si comportano i governi di tutto il mondo quando gli vengono letteralmente sbattute in faccia, oltre ai dati preoccupanti degli scienziati le, per ora, incredibili immagini del film?

Il Protocollo di Kyoto, sulla riduzione dei gas responsabili dell’effetto serra, non funziona, le manovre, le mosse e gli obiettivi delle prime potenze industriali sono in una fase di stallo e chi ne paga le conseguenze di questo lassismo sono, come al solito, i paesi più poveri.

E il mondo animale non è che se la passi meglio, infatti, “la maggior parte degli animali utilizza i cicli delle stagioni per regolare quelli propri vitali della riproduzione”.

L’evoluzione naturale, infatti, è più lenta del repentino e brusco cambiamento climatico attualmente in atto.

Cambiamento che sembra interessare anche il fenomeno meteorologico conosciuto come ‘El Niño’. La violenza delle tempeste e degli uragani di questa “anomalia climatica”, è in continuo aumento e può interessare ormai, ogni angolo del globo.

Inutile negarlo, abbiamo raggiunto la soglia del ‘punto di non ritorno’ e il conto alla rovescia sarà molto, ma molto breve.

In un rapporto dal titolo Meeting The Climate Challenge (“Affrontare la sfida del clima”), questo punto di non ritorno si trova ad appena 2° in più rispetto alla temperatura media rilevata nel 1750.

Quindi, come abbiamo visto, il limite è più che prossimo: agricoltura a terra, popolazioni sempre più a rischio per la mancanza d’acqua e riscontri negativi sulla salute del resto della popolazione umana che, solo nell’estate del 2003 contò in Europa più di 2000 vittime.

“Il clima è cambiato e questo è sotto gli occhi di tutti noi” sentenzia in un’intervista, il regista del film di cui sopra.

E, come abbiamo visto, forse è già troppo tardi per rimediare.

Se noi esseri viventi senzienti abbiamo messo in pericolo il futuro dei nostri figli, se non siamo in grado di difendere l’essere vivente Gaia da noi stessi, forse, se mai dovesse succedere tutto quello che è stato descritto in questo breve trattato, i pochi superstiti, almeno potrebbero ricominciare tutto da capo.

FONTE: http://italia.pravda.ru/science
Fonte: ``INTERNET``
 

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